Biblioteca Franco Serantini

SAMAJA, Nino

Tipologia Persona

Intestazione di autorità

Intestazione
SAMAJA, Nino

Biografia / Storia

Nasce a Lugo (RA) il 30 luglio 1876, da Giacomo e Cesira Forti, medico. Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo è stato uno dei più importanti leader del movimento anarchico emiliano-romagnolo. La polizia comincia ad interessarsi di lui nel 1891, quando lo ferma per avere organizzato una manifestazione per il 1° Maggio. Il 9 giugno 1892 la Questura di Forlì – città ove si reca per motivi di studio – lo definisce un “ragazzaccio influenzato dalle idee anarchiche” che nelle riunioni politiche “tribuneggia” e si fa “fautore dei più radicali propositi”, anche se la sua è “fatuità giovanile e null’altro”. Nel 1894, quando frequenta il primo anno di medicina, è schedato e condannato a tre anni di domicilio coatto. Per evitare la deportazione fugge a Trieste, ma è arrestato dalla polizia austriaca, consegnato a quella italiana e inviato alle Tremiti, dove resta un anno. Il 9 febbraio 1897 è nuovamente arrestato e inviato al domicilio coatto a Ventotene, sia pure per pochi mesi, grazie al condono della pena. Sono questi gli anni della sua massima attività politica, in contatto con Errico Malatesta e Amilcare Cipriani e soprattutto con il gruppo anarchico di Forlì che fa capo a Cesare Magri. All’inizio del 1898 si trova ad Ancona, quando scoppia la reazione politica, e, per evitare l’arresto, cambia identità e entra in clandestinità. Dopo l’arresto dei redattori del periodico «L’Agitazione», si fa carico – con Luigi Fabbri e altri giovani – della compilazione e diffusione del giornale. In maggio esce l’ultimo numero della serie clandestina e S., sempre braccato dalla polizia, espatria in Francia dopo un breve soggiorno clandestino a Firenze. A Parigi vive facendo traduzioni e vari mestieri, senza abbandonare l’impegno politico. Espulso dalla Francia nel 1900, perché è delegato ad un congresso anarchico, va a Ginevra. Qui promuove la pubblicazione dell’«Almanacco socialista anarchico» e fonda e redige, con altri, il periodico bilingue «Il Risveglio socialista anarchico-Le Réveil socialiste anarchiste», destinato a divenire uno dei più importanti giornali dell’anarchismo europeo. Nel 1901 è arrestato, su richiesta dell’ambasciata italiana, per la sua attività politica e resta in carcere alcuni mesi. In Svizzera si laurea in medicina e nel 1902 si sposa. Rientrato in Italia nel 1904, si stabilisce a Bologna e intraprende la professione medica, senza abbandonare l’impegno politico. Per lungo tempo fa parte del gruppo anarchico che fa capo a Luigi Fabbri – trasferitosi pure lui a Bologna - e ha rapporti con i redattori de «L’Agitazione», anche quando il giornale si sposta da Ancona a Roma. S. è fautore di un movimento anarchico organicamente federalista, socialista e non individualista. Negli anni della Prima guerra mondiale si allontana dal movimento anarchico e si avvicina a quello socialista, pur senza iscriversi al PSI. Per concorso è nominato primario dell’Ospedale Maggiore di Bologna, ma l’incarico gli è revocato nel 1922 dal commissario prefettizio che regge il comune di Bologna perché attivo oppositore del fascismo. Negli stessi anni il prefetto scioglie l’Istituto bolognese di patronato e assistenza per le assicurazioni sociali che S. ha promosso nel 1915 con medici e avvocati. Non avendo la tessera del PNF, non può partecipare a concorsi pubblici e vive esercitando la professione privata. Nel novembre 1926 è arrestato, dopo l’attentato a Mussolini, e trattenuto in carcere per breve periodo. Nel 1933 non presta giuramento al regime fascista e, di conseguenza, è privato della libera docenza in patologia speciale medica dimostrativa. Subisce una nuova e ancor più odiosa persecuzione dopo la promulgazione delle leggi razziali quando, nel gennaio 1940, è radiato dall’albo dei medici perché ebreo e non può esercitare la professione. Durante la lotta di liberazione si iscrive al PSI. Il 12 ottobre 1943 è arrestato a Molinella e rilasciato il 3 dicembre, evitando così la deportazione nei lager di sterminio. Dopo la liberazione è riammesso all’albo dei medici e gli è restituita la libera docenza. Nel 1946, quando torna a Bologna dopo anni d’esilio in USA, Armando Borghi rifiuta di incontrare S. – per la scelta socialista e l’abbandono del movimento anarchico – e la grave decisione gli è causa di grande tristezza personale, più che politica. È eletto al consiglio comunale nel marzo 1946 e nel maggio 1951. Ha retto per un decennio l’assessorato alla sanità e si deve a lui il risanamento igienico e sanitario di Bologna, uscita dalla guerra con i servizi pubblici in gran parte distrutti. Nel marzo 1947 è eletto vice sindaco e conserva la carica sino al maggio 1956. Nelle amministrative di quell’anno il PSI non lo ripresenta – con la motivazione dell’età avanzata – e la mancata candidatura causa a S. grande amarezza. Si ritira a vita privata e riprende a curare studi e saggi sul Risorgimento, il movimento operaio e l’ebraismo italiano. Nel luglio 1954 fa ricollocare a Lugo la lapide – dettata da Giosue Carducci – che ricorda l’internazionalista Pio Francesco Piccinini ucciso in uno scontro politico il 2 maggio 1872. Si spegne a Bologna il 12 settembre 1959. (N. S. Onofri)

Fonti

Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen.

Bibliografia. L. Bettini, Bibliografia dell’anarchismo, vol. 1 t. 1. Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati in Italia (1872-1971), Firenze 1972, p. 130; L. Bettini, Bibliografia dell’anarchismo, vol. 1 t. 2. Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati all’estero (1872-1971), Firenze 1976, p. 245.

Codice identificativo dell'istituzione responsabile

181

Note

Paternità e maternità: Giacomo e Cesira Forti

Bibliografia

2004

Persona

Collezione

città