Biblioteca Franco Serantini

RAVEGGI, Pietro

Tipologia Persona

Intestazione di autorità

Intestazione
RAVEGGI, Pietro

Date di esistenza

Luogo di nascita
Orbetello
Data di nascita
August 10 1872
Luogo di morte
Orbetello

Biografia / Storia

Nasce a Orbetello (GR) il 10 agosto 1872 da Pericle e Santa Ferrini. Di famiglia saldamente legata alla tradizione risorgimentale, con il padre e gli zii tutti volontari durante le guerre di indipendenza, viene avviato agli studi classici sotto la guida di due sacerdoti orbetellani. Frequenta poi studi tecnici a Pisa e a Siena, che deve però interrompere per la morte prematura del padre. Sostanzialmente autodidatta, si dedica allo studio delle lingue inglese, francese, tedesca e spagnola. Un soggiorno giovanile a Milano lo avvicina all’ambiente anarchico e dà avvio anche alla sorveglianza della polizia. Nei primi anni Novanta è considerato “uno dei capi della setta anarchica di Orbetello”, in corrispondenza con anarchici stranieri. Nel 1891 invia un lungo contributo su La fine del partito democratico-socialista tedesco al giornale ginevrino di Paolo Schicchi «La Croce di Savoia». “Giovane irruente e attaccabrighe”, ritenuto “capace a commettere qualsiasi delitto”, nel febbraio 1892 è arrestato con l’accusa di aver fatto esplodere una bomba ai danni del sindaco di Orbetello, ma, dopo 6 mesi di carcere preventivo, viene rilasciato per insufficienza di prove. Suoi articoli, uno dei quali su La repubblica di Proudhon, appaiono ne «L’Ordine» di Torino sul finire del 1892. Nell’agosto 1894 l’esplosione di un’altra bomba nei pressi della Delegazione di ps e della locale Pretura lo porta nuovamente in carcere insieme con altri 11 anarchici. Una volta liberato, sempre per mancanza di indizi, nel novembre 1894 viene proposto e nel gennaio 1895 assegnato per un anno al domicilio coatto nella colonia penale di Monte Filippo a Porto Ercole. Nel frattempo però R. è emigrato a Tunisi, non senza prima inviare alla Commissione Centrale per l’assegnazione al coatto una, evidentemente inutile, memoria difensiva in cui si definisce “utopista e studioso”, aggiungendo: “se ho ardito pensare con il mio cervello, ciò mi è stato insegnato dai membri della mia Famiglia, che [...] accorsero in sette su i vari campi delle battaglie dell’Indipendenza italiana”. Ottenuta la libertà condizionale, nel luglio 1895 rientra ad Orbetello per subire un anno di vigilanza speciale e pubblica, sotto lo pseudonimo di Evening (che richiama la nota poesia di Shelley), un volumetto scritto a Tunisi, Pensieri e ricordi giovanili, in cui narra dei suoi primi arresti. Come ammetterà in seguito, al 1895 risale la sua iscrizione alla Loggia Massonica di Orbetello. Nel maggio 1896 si trasferisce a Pitigliano, dove lavora presso la Tipografia della Lente, collaborando nel frattempo a «La Protesta umana», edita a Tunisi da Nicolò Converti, in particolare con studi sulla sociologia criminale. Accanito, seppur disorganico lettore, è forse il primo anarchico a fare riferimento a Stirner in un suo articolo (L’anarchia e il suo sviluppo, «L’Avvenire sociale», 25 apr. 1897). Nell’ottobre 1897 ritorna in Tunisia, lavorando, a suo dire, come contabile, per partire, dopo alcuni mesi, alla volta degli Stati Uniti e stabilirsi a Paterson, dove collabora a «La Questione sociale» e tiene conferenze. Il suo anarchismo va assumendo venature individualistiche e quando a Paterson si produce la scissione tra organizzatori e antiorganizzatori, tra i seguaci di Malatesta e quelli di Ciancabilla, collabora ai periodici dei secondi, scrivendo prima su «L’Aurora» e poi su «La Protesta umana», continuando tuttavia ad interessarsi di sociologia criminale. Agli inizi di aprile del 1900 R. rientra ad Orbetello, apparentemente senza tenere contatti con gli anarchici. Nei giorni dell’attentato Bresci è a Milano e la sua presenza suscita numerosi interrogativi negli ambienti del Ministero dell’Interno e delle Prefetture di Grosseto e Milano. L’anarchico descritto dalla “espressione triste” e dalla “fisionomia [...] malinconica” è immediatamente collegato all’attentato e si ipotizza una sua complicità. Grazie alle testimonianze del dottore Diaz De Palma e del titolare della ditta presso cui è impiegato, entrambi massoni, R. esce di scena e pare abbandonare il campo politico. Continua a risiedere a Milano, dove è redattore capo della rivista «Luce e ombra», su cui scrive de L’immortalità dello spirito di Goethe e de Il simbolismo di Wagner e la spiritualità della musica, collaborando anche a «La Nuova parola» di Roma, «Coenobium» di Lugano e «La Vita internazionale» di E. T. Moneta. I suoi interessi paiono rivolti alla metapsichica tanto da essere nominato socio onorario della Società di Studi Psichici. Nel 1907 si stabilisce di nuovo ad Orbetello e nel 1908, dopo il terremoto di Messina, guida la squadra di soccorso orbetellana a Palmi e in altre zone della Calabria. “Ascritto al Partito Socialista”, nel 1910 diventa consigliere comunale e si occupa anche della Congregazione di carità, di cui sarà consigliere e presidente. In questo periodo sviluppa un nuovo interesse: la ricerca archeologica. Nel 1912 viene nominato ispettore onorario alle antichità e all’arte per la zona di Orbetello e Isola del Giglio e membro dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi. Interventista durante la Prima guerra mondiale, diventa segretario delle Opere Federate di Assistenza e Propaganda Civile. Nel dopoguerra si avvicina al fascismo tanto che nel 1925, sempre Consigliere comunale, viene definito dal Commissario di Orbetello “fascista fiancheggiatore”. Nel 1923 costituisce il primo nucleo del Civicum Antiquarium, annesso alla Biblioteca di cui è direttore. La sua attività di scrittore ormai è rivolta esclusivamente a temi di carattere storico-archeologico. Nel 1926 partecipa al Convegno Nazionale Etrusco di Firenze e numerosi suoi contributi appaiono negli Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei, nel «Bollettino della Società storica maremmana» e in «Studi etruschi». Negli anni seguenti collabora assiduamente al settimanale fascista «La Maremma», del quale è a lungo editorialista. Nel 1948 si schiera con il Fronte Democratico Popolare, rispondendo con una lunga “lettera apologetica” alle accuse di essere un “voltagabbana”. Muore a Orbetello il 20 giugno 1951. (M. Antonioli - G. Damiani) 

Fonti

Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale; Archivio di Stato Grosseto, Fondo Questura, b. 466.

Bibliografia:
scritti di R.: Pensieri e ricordi giovanili, Pitigliano 1995.

scritti su R.: R. Gremmo, Gli anarchici che uccisero Umberto I¡. Gaetano Bresci, il “Biondino” e i tessitori biellese di Paterson, Biella 2000; F. Bucci, Mario Chirici dal 1915 al 1937: dalla prima guerra mondiale alla concaellazione dallo schedario degli oppositori del fascismo, Follonica, 2001, p. 27.  

Codice identificativo dell'istituzione responsabile

181

Note

Paternità e maternità: Pericle e Santa Ferrini

Bibliografia

2004

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