Biblioteca Franco Serantini

PACINI, Isaia

Tipologia Persona

Intestazione di autorità

Intestazione
PACINI, Isaia

Date di esistenza

Luogo di nascita
Pistoia
Data di nascita
August 7 1856
Luogo di morte
Pistoia

Biografia / Storia

Nasce a Pistoia il 7 agosto 1856 da Geremia e Lavinia Lucciconi, sarto. Conosciuto fin dalla sua giovinezza, secondo i dati dalla prefettura di Firenze, “per la sua intelligenza abbastanza sveglia e la sua cultura sufficiente”, Pacini “finché rimase a Pistoia, professò principi socialisti, poi anarchici”. Collabora al giornale socialista pistoiese «L’Ilota» diretto da Giuseppe Manzini. Nel 1884 è condannato a 15 mesi di detenzione dal tribunale di Roma per aver redatto, stampato e reso pubblico un manifesto contro l’arresto di E. Malatesta e di F.S. Merlino. Costretto a emigrare per evitare la condanna, P. si rifugia con la moglie e i tre figli in Svizzera. P. giunge a Lugano nell’ottobre del 1884 dove, dopo un periodo alle dipendenze della “Sartoria Fumagalli”, apre una propria fortunata sartoria. Per questa ragione, pur ottenendo nel 1887 l’amnistia, decide di restare in Svizzera. Nel Canton Ticino P. continua la sua attività anarchica, collaborando negli anni 1887-1888 al giornale socialista luganese «Il Lavoratore» e animando un piccolo gruppo anarchico locale. Nel gennaio 1891 è tra gli organizzatori del Congresso nazionale anarchico di Capolago. Sempre nello stesso periodo è uno dei principali animatori del Circolo di studi sociali “Humanitas”. Il 26 aprile 1891 si distingue a Como come focoso oratore in un comizio socialista sciolto con la forza dalla polizia. In seguito a questo avvenimento è di nuovo denunciato alle autorità italiane. Negli anni successivi, P. funge da punto di sostegno degli anarchici costretti a fuggire le repressioni crispine, corrisponde con Malatesta e Merlino e anima conferenze e dibattiti. Nel 1894 accoglie P. Gori a Lugano e assiste i numerosi rifugiati giunti in Ticino. Nel gennaio del 1895, assieme a Gori e ad altri anarchici, è accusato di essere l’autore di un manifesto sovversivo indirizzato all’Italia. Sfugge al primo decreto di espulsione emanato dal governo federale svizzero ma, su istigazione delle autorità italiane e nonostante un avviso contrario del governo cantonale ticinese, è incluso nella seconda serie di espulsioni. Nell’aprile del 1895 è rintracciato a Strasburgo. Nell’estate dello stesso anno si stabilisce a Londra, sebbene la moglie e i figli restino a Lugano a continuare l’attività sartoriale. Nel 1895, con F. Cini e Malatesta, collabora alla pubblicazione de «L’Anarchia» “numero unico pubblicato a cura di un gruppo socialista-anarchico” in cui si condannano gli atti terroristici compiuti in Europa in quegli anni da esponenti anarchici individualisti. Con Reminiscenze, pubblicato su questo stesso numero unico, traccia anche una sorta di autobiografia, "che rappresenta un esempio tipico di quello strato sociale artigiano che costituiva, con le sue speranze e le sue delusioni, il principale sostegno dell’anarchismo italiano". Dagli inizi del secolo sembra attenuare il suo impegno politico. A Londra, dove apre una sartoria, diviene presidente del Club Italia e membro del Comitato promotore della locale Università popolare italiana. Dopo alcuni brevi soggiorni a Pistoia nel 1906 e nel 1908, durante i quali non si occupa di politica perché diffidato dalle autorità, nel 1911 si stabilisce a Parigi, e anche qui apre un laboratorio di sartoria. Nel 1915 si trasferisce con la famiglia (moglie e cinque figli) a Nizza e nell’aprile del 1919 torna alfine a Pistoia, dove muore nel 1922. (M. Binaghi)

Fonti

Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; Archivio del Ministero degli Affari esteri - Roma, PI, b.31; AFB E 21/7113.

Bibliografia: L. Bettini, Bibliografia dell’anarchismo, vol. 1 t. 2. Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati all’estero (1872-1971), Firenze 1976, ad indicem; A. Dada, L’anarchismo in Italia: fra movimento e partito, Milano 1984; M. Binaghi, Addio, Lugano bella, 2002, ad indicem

Sitografia: Archivio biografico del movimento operaio.

Codice identificativo dell'istituzione responsabile

181

Note

Paternità e maternità: Geremia e Lavinia Lucciconi

Bibliografia

2015

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