Biblioteca Franco Serantini

MESCHI, Alberto Guglielmo Mario

Tipologia Persona

Intestazione di autorità

Intestazione
MESCHI, Alberto Guglielmo Mario

Date di esistenza

Luogo di nascita
Fidenza
Data di nascita
May 27 1879
Luogo di morte
Carrara

Biografia / Storia

Nasce a Borgo San Donnino (l’odierna Fidenza) il 27 maggio 1879 da Antonio e Giulia Parolini, muratore. Il padre, trasferitosi a Spezia quando Alberto è ancora fanciullo, vi muore suicida. M. comin­cia a lavorare fin dalla tenera età, in qualità di apprendista muratore. Autodidatta, inizia la sua attività politica pubblicando articoli sul «Pro coatti» di Genova (ott.-dic. 1899), quindi sul periodico sinda­cale «L’Edilizia» e sul foglio antimilitarista «La Pace». Da Spezia, ove con­tinua a vivere, si fa pure corrispondente dell’«Avanguardia socialista», il noto periodico di Walter Mocchi e di Arturo Labriola. Nel dicembre 1903 torna a Borgo San Donnino, dove trova lavoro come muratore, e dove si trattiene fino al marzo 1905, quando si stabilisce a Ge­nova. In questo ultimo centro rimane, secondo l’autorità politica, fino al febbraio 1907, quando emigra per l’Argentina (ma secondo un suo biografo, Hugo Ròlland, M. parte per l’Argentina, “al più tardi, nel 1905”). Qui si stabilisce prima a Buenos Aires, quindi, alla fine del 1907, a Mar del Plata, sempre occupandosi come muratore, ma pure metten­dosi in evidenza, come scrive il console italiano in data 15 gennaio 1908, “tra gli anarchici italiani di quella località [Mar del Plata]. In relazione coi principali anarchici di qui [Buenos Aires], pare dotato di una qualche istruzione, abbeneché di mestiere muratore, e va rivelan­dosi come un entusiasta propagandista”. In effetti, M. collabora a di­versi fogli libertari, com’e il quotidiano «La Protesta», o come il quindici­nale antimilitarista «Luz del Polidado», inviando pure corrispondenze al­l’«Alleanza libertaria» di Roma e a «Il Libertario» di Spezia, e s’impegna pure concretamente, quale organizzatore, nel locale movimento sinda­cale, tanto che entra a far parte della commissione esecutiva della Fede­racion obrera de la Republica argentina.

Dall’Argentina M. viene espulso con decreto del 26 settembre 1909 in base alle leggi antianarchiche po­ste in essere dal governo dopo l’uccisione del capo della polizia colon­nello Falcon. Torna dunque in Italia, sbarcando a Genova dal “Rio de las Amazonas” il 27 dicembre 1909. Trasferitosi a Spezia, riprende la sua collaborazione al «Libertario» trattando diversi argomenti, fra cui le esperienze anarco-sindacaliste compiute dal movimento operaio in Fran­cia ed in Argentina. Come propagandista libertario, partecipa ad alcuni comizi tenuti nella vicina Lunigiana: viene così chiamato, nell’estate del 1911, a reggere in via provvisoria la cdl di Carrara. L’or­ganizzazione operaia apuana versa in una crisi profonda per le lotte intestine di tendenza tra anarchici, socialisti e repubblicani; le iscrizioni sono cadute a poche centinaia di organizzati. Con M., segre­tario provvisorio fino al dicembre 1911 e quindi segretario effettivo, si realizza la convergenza delle correnti libertaria e socialista, mentre i repubblicani defezionano e costituiscono nella frazione di Avenza una loro organizzazione gialla”. La Camera del lavoro va così progres­sivamente irrobustendosi, passando dai 1.355 soci del gennaio 1911 ai 5.463 del gennaio 1912, dagli 8.309 del gennaio 1913 ai 12.024 del maggio 1914, quando sono già in atto una scissione promossa dai socialisti. L’area d’influenza della Camera del lavoro è andata progressivamente dilatandosi: oltre alle leghe del Carrarese e del Massese, aderirono le organizzazioni della Garfagnana e della Versilia, mentre la Camera del lavoro di Viareggio vota l’adesione come succursale alla consorella carrarese. I movimenti intrapresi in questi anni dalla cdl assommano a oltre sessanta, quasi tutti coronati da successo: spiccano fra questi lo sciopero dei cavatori (1911), lo sciopero generale per le pensioni dei lavoratori del marmo (1912), lo sciopero degli scalpellini della Lunigiana e della Versilia (1913), ed infine la serrata padronale che paralizza l’intera industria del marmo nei mesi a cavaliere del 1913 e 1914. La serrata offre ai socialisti l’occasione per riprendere le distanze da M. e dai libertati apuani, dopo che questi agli inizi del 1913 hanno recuperato i repubblicani, convincendoli a rientrare nella Camera del lavoro. Nasce così la Camera del lavoro confederale di Massa, ma con scarso peso, anche per il rifiuto di diversi quadri sindacali socialisti (in testa il loro leader, G. Tenerani) di seguire il partito sulla via della scissione. Pomo della discordia fra M. e i socialisti è, oltre ai rapporti con i repubblicani e oltre all’atteggiamento assunto dalla cdl nel corso delle elezioni politiche del 1913, poco propenso verso il candidato socialista, Francesco Betti, l’adesione dell’organizzazione carrarese all’USI. Infatti, espulsa nel 1911 dalla CGdL la Camera del lavoro carrarese, M. e compagni sono fra gli intervenuti al congresso costitutivo dell’USI (Modena, novembre 1912): nel suo successivo congresso camerale, la Camera del lavoro delibera l’adesione all’organizzazione sindacalista, e M. partecipa, come suo delegato, al Secondo Congresso dell’USI (Milano, dicembre 1913) dove è eletto a far parte del Comitato centrale e pronunzia il comizio di chiusura del congresso. La polemica tra i socialisti da un lato, gli anarchici di M. e i repubblicani dall’altro, incentrata sui nodi già visti, continua per tutto il 1914, né si placa di fronte ai problemi posti all’Italia dalla grande guerra.

Di fronte al primo conflitto mondiale, M. assunse una posizione originale all’interno dell’USI, sostenendo la necessità di mantenere l’organizzazione sindacale estranea al dissidio fra interventisti e neutralisti. Lo spingono in tal senso, oltre all’amicizia, mai rinnegata, che lo lega ad Alceste De Ambris e ad altri sindacalisti rivoluzionari interventisti, oltre alla presenza repubblicana all’interno della Camera del lavoro di Carrara, la sua particolare concezione del sindacato come realtà apolitica. Comunque, quando si tratta di scegliere, M. è coerente con il proprio passato d’internazionalista e antimilitarista: è, infatti, il segretario della Camera del lavoro di Carrara a presentare, nel consiglio generale dell’USI svoltosi il 13-14 settembre 1914, l’odg che, riafferma i principi antimilitaristi e antiautoritari cui deve uniformarsi l’organizzazione operaia, vede i sindacalisti rivoluzionari interventisti in netta minoranza e ne provoca la scissione. Ciò non toglie che ‘localmente il periodico della Camera del lavoro, «Il Cavatore», che pure durante tutta l’avventura tripolina non ha mai smes­so di polemizzare con i fautori della guerra, non assume una posizio­ne netta di fronte al nuovo conflitto, e quasi lo ignora. Del resto, all’interno della Camera del lavoro carrarese, M. continua a collaborare con la componente repubblicana, e con alcuni quadri, come Tenerani, divenuti interventisti. Entrata l’Italia in guerra, anche M. è richiamato alle armi, come effet­tivo del 190° Battaglione di stanza a Novara. Sorvegliato attentamente, dati i suoi precedenti, è più volte trasferito, finché, inviato al fron­te, è fatto prigioniero.

Tenuto fino alla fine della guerra in un campo di lavoro nei Carpazi, può rientrare a Carrara solo nel novem­bre 1918. Qui intraprende l’opera di riorganizzazione della Camera del lavoro, ripi­gliando le pubblicazioni del «Cavatore». Anche nel biennio 1919-1920 la Camera del lavoro, che ha ribadito la sua adesione all’USI, è pro­tagonista di numerose agitazioni e scioperi: spiccano fra questi l’agita­zione dei cavatori per il rinnovo del contratto di lavoro, e l’altra dei minatori di Luni che ottengono le sei ore lavorative. Nel contempo, partecipa al clima del dopoguerra, «Il Cavatore» lancia la parola d’ordine “le cave ai cavatori”. È allora che la grande borghesia locale partorisce il fascismo di Renato Ricci, sempre più aggressivo e violen­to: nella seconda metà del 1921 si scatena l’offensiva fascista, che pre­sto ha ragione dei partiti e delle organizzazioni democratiche. L’osten­tato agnosticismo della cdl verso le vicende politiche lo­cali non vale a salvarla dalla bufera: a metà maggio del 1922 essa viene occupata dalle squadre fasciste, e a M. non resta altro che ripa­rare all’estero.

Trasferitosi nel 1922 a Parigi, M. partecipa attivamente alla vita del gruppo anarchico “P. Gori”, fondando pure un periodico, «Il Momento», che esce nel 1923-24, nel 1938 e nel 1945. Quando, dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti il gruppo “Gori” promuove un comitato d’azione interpartitico, cui aderiscono socialisti, repubblicani ed anarchi­ci, M. vi rappresenta questi ultimi. Nel medesimo tempo s’impegna a fondo nella costituzione delle Legioni garibaldine, divenendo segretario particolare di Ricciotti Garibaldi e del comitato delle legioni medesi­me; e come “garibaldino” partecipa nel 1925-1926 alla cospirazione catalana organizzata dal colonnello Francisco Macia. Questa partecipa­zione di M. al movimento garibaldino determina, una volta scoperta la vera natura di Ricciotti Garibaldi, un avventuriero al soldo del governo fascista, una dura polemica con Armando Borghi. Negli anni successivi M. è tra i fondatori della sezione italiana della LIDU, e quindi è attivo nella Concentrazione antifascista. Scoppiata in Spagna la guerra civile, M. vi si reca a combattere nel 1936, aggregandosi alla prima colonna di esuli antifascisti italiani formata in gran parte da militanti anarchici e di “Giustizia e libertà” e guidata da Carlo Rosselli. Egli non può pe­rò trattenersi a lungo al fronte, causa le sue cattive condizioni di salu­te, e fa ritorno in Francia, pur accettando di collaborare a «Guerra di classe», il periodico libertario pubblicato a Barcellona e diretto da Camillo Berneri. Rimessosi in salute, torna in Spagna nel 1938, abbandonandola solo al momento della definitiva sconfitta delle forze repubblicane. Ri­parato in Francia, è sorpreso dall’avanzata nazista, ed è internato nel campo di Noè nell’Alta Garonna, dove rimane sino alla fine del 1943. A liberazione avvenuta, il Comitato di Liberazione di Carrara lo richiama alla direzione della Camera del lavoro, dove rimane fino all’aprile del 1947, quando la Camera del lavoro è conquistata dalla corrente socialcomunista. M. continua al­lora per proprio conto le pubblicazioni del «Cavatore». Muore a Carrara l’11 dicembre 1958. (L. Gestri)

Fonti

Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen.
 
Bibliografia: A. Garosci, La vita di Carlo Rosselli, Firenze, s.d., ad indicem; A. Bernieri, 50 anni di lotte operaie in Apuania. 1901-1951, Carrara 1952, ad indicem; Id., Cento anni di storia sociale a Carrara (1815-1 921), Milano 1961, ad indicem; id., Il fascismo a Carrara tra il 1919 e 11 1931, «MOS», 1964; U. Fedeli, Breve storia dell’USI, «Volontà», 1957, p. 646; H. Rolland, Il sindacalismo anarchico di Alberto Meschi, Firenze, 1972; E. Santatelli, Il socialismo anarchico in Italia, Milano, 1973 (2. ed.), ad indicem; Convegno di studi sul sindacalismo libertario di Alberto Meschi, Carrara 20 febbraio 1993, Carrara 1994; M. Giorgi, Nel sindacalismo di azione diretta prima della Grande Guerra: Alberto Meschi e la Camera del Lavoro di Carrara (1911-1915), Carrara 1998.

Codice identificativo dell'istituzione responsabile

181

Note

Paternità e maternità: Antonio e Giulia Parolini

Bibliografia

2004

Persona

Collezione

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