Biblioteca Franco Serantini

​GHEZZI, Francesco

Tipologia Persona

Intestazione di autorità

Intestazione
​GHEZZI, Francesco

Date di esistenza

Luogo di nascita
Cusano Milanino
Data di nascita
October 4 1893
Luogo di morte
Vorkuta Gulag

Biografia / Storia

Nasce a Cusano Milanino (MI) il 4 ottobre 1893 da Giulio e Maria Sirtori, tornitore e operaio di precisione. Frequenta le scuole elementari e giovanissimo inizia a lavorare avvicinandosi all’ideale anarchico e alla militanza attiva in occasione delle manifestazioni pro-Ferrer. Appartenendo alla leva dei giovani militanti formatisi a Milano nell’ambito della locale feconda corrente individualista, stringe una solida amicizia con C. Molaschi e in particolare con U. Fedeli di cui diviene inseparabile compagno tanto che spesso le informazioni di polizia su di loro e relative a questa fase vengono confuse o scambiate. È proprio con Fedeli – che in una memoria successiva lo definisce “coltissimo”, “impulsivo ed ardente”, “ragionatore profondo” – e con i giovani militanti del periodo che G. anima gruppi quali “i franchi tiratori” o “i ribelli milanesi” mettendosi in particolare evidenza in occasione delle dimostrazioni contro le compagnie di disciplina e, poi, di fronte al deflagrare della Grande Guerra di quelle antimilitariste. Nel luglio del 1917, chiamato alle armi, riesce a oltrepassare rocambolescamente il confine di Luino riparando a Zurigo. Qui im-piegato come tornitore e pulitore d’argento prende a frequentare gli ambienti del fuoruscitismo attivi intorno alla “Libreria internazionale”; mentre la polizia italiana sulla base di informazioni riservate lo annota come “agente al servizio dell’Austria [con] l’incarico di esplicare propaganda disfattista”, nell’aprile del 1919 è coinvolto nel noto affare delle bombe di Zurigo. Nel 1920 G. torna a Milano dove, sempre militando negli ambienti anarchici e nell’USI, partecipa alle iniziative editoriali di «Nichilismo» e de «L’Individualista». È partecipante attivo delle riunioni e degli attentati correlativi a quello del Teatro Diana e, in quanto principale sospettato dell’esecuzione materiale di quest’ultimo nel marzo del 1921 fugge prima in Liguria, poi attraversato il confine francese, si reca in Svizzera, quindi a Berlino in veste di delegato della gioventù socialista svizzera, quindi a Vienna dove si stabilisce per qualche tempo prima di recarsi in URSS dove, come rappresentante italiano dell’USI, soggiornerà negli anni successivi tranne alcune brevi permanenze all’estero (Berlino, Berna). Fino al 1926 vive a Jalta, dove lavora in una comune agricola di emigrati politici anarchici. Quindi è operaio meccanico alla Labormetiz di Mosca. In questa città, in contratto con personaggi di rilievo quali A. Bergmann, E. Goldmann, Ascaroff, Volin e V. Serge, frequenta gli ambienti anarchici, e mentre la polizia italiana lo segnala come dipendente del governo sovietico (1928), le autorità locali lo arrestano e condannano, nel maggio del 1929, a tre anni di reclusione per propaganda antisovietica. In seguito a questo fatto si attiva una campagna internazionale per la sua liberazione estesa oltre i confini del solo movimento anarchico – di cui Fedeli fu un importate animatore e a cui parteciparono personalità come R. Rolland e J. Mesnil e che fa muovere lo stesso Gorkij –, in seguito alla quale si arriva alla sua liberazione nel 1931. Rilasciato e impiegatosi in una fabbrica di automobili moscovita, G. sarà in seguito nuovamente e ripetutamente arrestato e perseguitato in quanto elemento politicamente sospetto al regime. Dall’ottobre del 1937 né la famiglia né i compagni né la polizia italiana riescono più a ottenere alcuna informazione sul suo conto. Si saprà solamente molto più tardi grazie ai racconti di un testimone diretto e all’apertura degli archivi sovietici che egli, arrestato il 5 novembre 1937 e rinchiuso nel carcere interno dell’UNKVD di Mosca sarà condannato a otto anni di lager il 3 aprile 1939 e inviato al Vorkutlag. Il 13 gennaio 1943 (quando era già deceduto) è condannato alla pena di morte per partecipazione a un’organizzazione antisovietica. Muore dopo oltre quattro anni di prigionia e in seguito alle torture subite, già minato dalla tbc, il 3 agosto 1942 al Vorkuta Gulag (non sul finire del 1941 come si era fino a ora creduto). Sarà riabilitato dalle autorità sovietiche il 21 maggio 1956. (M. Granata)

Fonti

Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen.

Bibliografia: G. Zaccaria, 200 comunisti italiani tra le vittime dello stalinismo, Milano 1964; Mantovani, ad nomen; Id., Una vittima dello stalinismo, «Umanità nova», 21 feb. 1976; D. Corneli, Il redivivo tiburtino. 24 anni di deportazione in Urss, Milano 1977; G. Zaccaria, A Mosca senza ritorno: duecento comunisti italiani fra le vittime dello stalinismo, Milano 1983; F. Bigazzi, G. Lehner, I processi ai comunisti italiani in Unione Sovietica (1930-1940). Dialoghi del terrore, Firenze 1991; G. Sacchetti, Otello Gaggi. Vittima del fascismo e dello stalinismo, Pisa-Lucca 1992; C. Jacquier, L’Affaire Francesco Ghezzi. La vie et la mort d’un ouvrier anarcho-syndicaliste en URSS, «Annali 2. Studi e strumenti di storia metropolitana milanese», Milano 1993; R. Caccavale, Comunisti italiani in Unione Sovietica. Proscritti da Mussolini, soppressi da Stalin, Milano 1995; V. Serge, Memorie di un rivoluzionario (1901-1941), Roma 1999, p. 161; M. Granata, Ugo Fedeli a Milano (1898-1921). La formazione politica e la militanza attraverso le carte del suo archivio, «Storia in Lombardia», n. 1, 2000. 

Codice identificativo dell'istituzione responsabile

181

Note

Paternità e maternità: Giulio e Maria Sirtori

Bibliografia

2003

Persona

Collezione

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