BEDESCHI, Giuseppe

Tipologia Persona
Filin (altra forma di autorità)

Intestazione di autorità

Intestazione
BEDESCHI, Giuseppe

Date di esistenza

Luogo di nascita
Massa Lombarda
Data di nascita
6 luglio 1879
Luogo di morte
Massa Lombarda
Data di morte
25 aprile 1951

Attività e/o professione

Qualifica
Bracciante
Qualifica
Operaio

Nazionalità

Italiana

Biografia / Storia

Nasce a Massa Lombarda (ra) il 6 luglio 1879, da Antonio e da Luigia Pasini, bracciante, poi operaio in una Fornace di laterizi. Detto “Filin”. Frequenta solo le prime classi della scuola elementare. Aderisce in gioventù al Gruppo anarchico di Massa Lombarda, al cui interno però – secondo le Autorità – esercita scarsa influenza. Fa parte inoltre della Cooperativa di lavoro dei braccianti, della Lega socialista-anarchica di miglioramento dei medesimi e della Società Operaia di Mutuo Soccorso. Anche la moglie Giulia Buratti lavora nel settore agricolo. Va segnalato che agli inizi del Novecento Massa Lombarda è un centro caratterizzato da una forte presenza anarchica, come testimoniano le numerose sottoscrizioni e gli abbonamenti alla stampa libertaria dell’epoca. Tra le figure di spicco si possono ricordare Luigi Amadei, Ferdinando Bassi, Angelo Mirri, Giovanni Zanotti e soprattutto Filippo Pernisa. Nelle fonti di polizia Bedeschi viene descritto come un personaggio che nella opinione pubblica “riscuote non buona fama perché dedito al vino, disturbatore nei pubblici ritrovi e ritenuto capace di azioni violente verso le persone”. Si aggiunge che è “di carattere piuttosto chiuso, energico e sa imporsi ai compagni di lavoro”, e che “non ha affatto educazione, è di intelligenza comune e non ha coltura”. Gli si riconosce comunque che è “lavoratore assiduo e vive coi propri guadagni, aiutato dalla moglie che lavora la campagna” e che “verso la famiglia si comporta regolarmente”. Prende parte alle manifestazioni del movimento ma senza mettersi in particolare evidenza. La sera del 21 novembre 1903, al termine di una conferenza di Pietro Gori a Massa Lombarda, è tra coloro che accompagnano l’oratore alla Stazione ferroviaria. Viene schedato a partire dal 1904 e subisce varie condanne per motivi politici. Arrestato per la prima volta il 18 gennaio 1904, il successivo 7 marzo viene condannato dal Tribunale di Ravenna con altri sei compagni a 6 mesi e 5 giorni di reclusione per grida sediziose, oltraggio e ribellione al delegato di P.S. e ai Carabinieri di Massa Lombarda (la pena viene poi ridotta di alcune settimane dalla Corte di Appello di Bologna con sentenza del 25 aprile). Il 14 marzo dello stesso anno viene condannato, insieme ad altri quattro compagni, dalla Pretura di Lugo a trenta giorni di arresto per grida sediziose in Teatro e rifiuto di obbedienza ai Carabinieri intervenuti per farli smettere. In entrambe le circostanze del gruppo di compagni con lui condannati fa parte Luigi Amadei (vedi il profilo a cura di Marabbo in “U. N.” a. 89, n. 40 del 15 novembre 2009). Il 5 novembre 1905 prende parte al Convegno regionale anarchico che si svolge a Massa Lombarda. In data 1 luglio 1913 gli viene rilasciato il passaporto per recarsi in Germania. Non è però segnalata una sua partenza per l’estero. Il 23 giugno 1915 nasce il figlio Estero. Il 15 maggio 1916 Giuseppe è richiamato alle armi ed assegnato al I Reggimento Genio, all’epoca in zona di guerra. Nel giugno dell’anno successivo risulta essere soldato nel 210 Reggimento Fanteria, sempre in zona di guerra

Nel giugno 1920, denunciato anche per mancato omicidio, è condannato per porto d’arma abusivo. Sotto accusa per il tentato omicidio di un Vicecommissario di P.S. e di due Carabinieri, reato che avrebbe commesso nella sua città la sera del 17 settembre 1922, al processo è condannato alla pena di 27 mesi di reclusione. Dopo l’avvento al potere del fascismo viene iscritto nell’elenco n° 1 delle “persone pericolose da arrestare in determinate contingenze”, nonché nell’elenco dei sovversivi segnalati quali “attentatori o capaci di commettere atti terroristici”. Nel dicembre 1928 per la sua “pericolosità” (“isolato idealista, ribelle al fascismo e alle istituzioni, violento e pericolosissimo”) è condannato al confino per due anni, con l’accusa di avere formulato ad alta voce in un locale pubblico il ritornello “Evviva l’Italia senza quattrini - per le leggi di Mussolini”. Inviato nell’isola di Ponza, contravviene più volte agli obblighi del confino, procurandosi alcuni processi e condanne per vari mesi di reclusione. Nel dicembre 1930, dopo avere scontata la pena, fa ritorno a Massa Lombarda. Nell’ottobre 1931 viene di nuovo inviato al confino, questa volta a Lipari, in quanto “maggiormente animato di odio contro il fascismo”. Condannato a tre anni, ne sconta in effetti uno solo poiché nel novembre 1932 usufruisce della amnistia per il “decennale” della Marcia su Roma. Rientrato a Massa Lombarda, vi resta pochi mesi perché l’11 giugno 1933, durante lo svolgimento di una manifestazione per la consegna dei moschetti ai balilla, grida in segno di protesta “Mandate a casa quei bambini che hanno fame”. A seguito dell’episodio, con sentenza emessa l’11 luglio 1933, subisce una nuova condanna a cinque anni di confino. Fa così ritorno a Ponza, dove in effetti rimane sei anni, in quanto processato e condannato più volte per contravvenzione agli obblighi del confino: prende parte a proteste collettive, oppone resistenza ai carabinieri e spesso offende il regime fascista. Il 10 luglio 1939 è rimesso in libertà e riaccompagnato a Massa Lombarda, dove riprende i contatti con i compagni di fede politica. La polizia segnala inoltre che è “dedito al vino”. Qui si rende protagonista di un nuovo episodio che dimostra una volta di più il suo ostinato e irriducibile antifascismo. La sera del 25 febbraio 1942 in Piazza Camicie Nere, alla presenza di alcuni cittadini e di soldati, afferma ad alta voce: “Stiamo morendo di fame, anche i soldati hanno fame”. Fermato da due Carabinieri e tradotto in stato di fermo nella locale Stazione dell'arma, è accusato inoltre di avere cominciato “a dare in escandescenze aggredendo e colpendo, con un pugno alla bocca, un Sottufficiale”. Arrestato per violenza e resistenza, è condannato dal Tribunale di Ravenna a 6 mesi e 25 giorni di reclusione. Poco dopo la scarcerazione per fine pena, il 10 ottobre 1942 è condannato a cinque anni di confino per disfattismo, malgrado abbia già compiuto sessantatre anni. Il Prefetto, che pure ha caldeggiato per lui il quarto invio al confino, non manca di segnalare ai suoi superiori che il Bedeschi, “che è vedovo ed ha un figlio, versa in misere condizioni economiche”. Assegnato questa volta alle isole Tremiti, sconta la pena fino all’8 settembre 1943, allorché viene rimesso in libertà e può fare ritorno nella sua città. Va segnalato che il figlio Estero (detto “Esterino”), muratore, che già si era messo in luce come antifascista e che per questo nel marzo 1938 era stato sottoposto ai vincoli della ammonizione, è tra i primi a prendere parte alla Resistenza, partecipando già il 26 ottobre 1943 a Massa Lombarda alla difesa in armi dei funerali – che si svolgono con un’ampia partecipazione popolare – dell’anarchico Filippo Pernisa, assassinato due giorni prima da militi della GNR. In seguito, con altri partigiani comunisti del bolognese raggiunge le formazioni che operano nelle Alpi tra Veneto e Trentino. Catturato dai tedeschi il 4 maggio 1944 nella zona delle Vette dolomitiche di Feltre durante un’operazione di recupero di materiale lanciato dal cielo dagli Alleati alle formazioni partigiane, viene fucilato. Il padre Giuseppe muore a Massa Lombarda il 25 aprile 1951. (Gianpiero Landi e Tomaso Marabini)

 

Fonti

ACS, CPC, fasc. Bedeschi Giuseppe; fasc. Bedeschi Estero; BLAB, Fondo Anarchici ravennati; Comune di Massalombarda, Ufficio Anagrafe.

Note

scheda compilata il 4 luglio 2010 

Bibliografia

A. Dal Pont-S. Carolini, L’Italia al confino 1926-1943, vol. 3, Milano, La Pietra, 1983, pp. 996, 1001, 1003, 1011; L’habitat dei partigiani a Massa Lombarda 1943-1945, edito dalla Sezione “Giuseppe Baffè” di Massa Lombarda dell’ANPI, Imola, Grafiche Galeati, 1986, pp. 31, 37; Antifascisti nel casellario politico centrale, 20 voll., a cura di S. Carolini et al., coordinatore A. Dal Pont, Roma, Anppia, 1988-1995, ad nomen.

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