SOLAROLI, Bruto Ettore Leonida

Tipologia Persona

Intestazione di autorità

Intestazione
SOLAROLI, Bruto Ettore Leonida

Date di esistenza

Luogo di nascita
Castel Bolognese
Data di nascita
4 novembre 1873
Luogo di morte
Castel Bolognese
Data di morte
29 marzo 1945

Attività e/o professione

Qualifica
Meccanico

Nazionalità

Italiano

Biografia / Storia

Nasce a Castel Bolognese (RA) il 4 novembre 1873, da Giuseppe e Virginia Contoli. Meccanico. In un “Cenno biografico al giorno 19 settembre anno 1896” il Prefetto di Ravenna lo descrive in questi termini: “Riscuote discreta fama nel pubblico. Di indole vivace. Ha discreta istruzione ed intelligenza, ma poca coltura, avendo frequentato solo le scuole elementari. […] È lavoratore assiduo e trae il suo sostentamento dal lavoro e anche dall’aiuto della sua famiglia con la quale convive. Frequenta la compagnia degli anarchici e dei socialisti. Si comporta bene colla famiglia. […] È ascritto al partito anarchico e prima apparteneva a quello socialista. Ha poca influenza, circoscritta al luogo ove risiede. […] Si occupa poco di propaganda e con nessun profitto. […] Prende parte alle riunioni del partito”. Le autorità di P.S. ritengono sia “uno di quelli che nella notte del 31 Marzo 1890 atterrarono ed asportarono la porta della Chiesa di S. Petronio in Castelbolognese, e che nella notte del 14 giugno successivo, imbrattarono sconciamente la stessa porta; ma non si potè procedere per mancanza di prove”. Nel 1890 subisce alcuni processi per reati minori (oltraggio alle guardie di P.S., schiamazzi notturni), da cui esce in alcuni casi assolto per mancanza di indizi e qualche volta condannato a pene lievi. Solaroli è coinvolto dalla polizia anche nelle indagini sul più eclatante episodio di anticlericalismo avvenuto a Castel Bolognese, che suscita forti tensioni tra i concittadini e grande clamore in tutta la Romagna. Nelle ore antelucane del 22 maggio 1893, in occasione della tradizionale Festa di Pentecoste, alcuni ignoti penetrano clandestinamente nella Chiesa di San Francesco e decapitano la statua della B. Vergine della Concezione, molto venerata dai castellani e anche nelle città e campagne vicine. Partono immediatamente le indagini per individuare i responsabili. Solaroli è tra gli inquisiti, ma viene prosciolto in istruttoria per insufficienza di indizi. Al processo di primo grado, tenutosi presso la Pretura di Faenza il 3 ottobre, sul banco degli imputati si trovano quattro anarchici: Antonio Garavini, Giuseppe Minardi, Raffaele Cavallazzi e Michele Fantini. Quest’ultimo è assolto per non provata reità, mentre i suoi coimputati sono riconosciuti colpevoli e condannati a pene varie (saranno poi tutti assolti nel Processo di Appello che si tiene al Tribunale di Ravenna il 22 novembre 1893). Va segnalato che Domenico Gottarelli (1925-2017), autore della documentata monografia Oltraggio alla Madonna (2003), sulla base di testimonianze orali confidenziali ricevute - dopo la pubblicazione del libro e quindi inedite - da anziani castellani discendenti di alcuni dei protagonisti del fatto, riteneva che Solaroli avesse effettivamente preso parte all’evento, con un ruolo di assoluto rilievo. Avrebbe infatti fatto parte del nucleo ristretto di 4 persone che penetrarono in chiesa nella notte. Nel frattempo, un folto gruppo di anarchici e anticlericali (forse una ventina), avrebbe svolto un’azione di tipo diversivo, con schiamazzi in piazza e nelle vie adiacenti, simulando di essere ubriachi, per coprire i rumori e distogliere l’attenzione da quanto avveniva nella vicina chiesa [Testimonianza orale di D. Gottarelli, 20 giugno 2005]. L’anno successivo Solaroli prende parte alla pubblica dimostrazione che si tiene la sera del 31 maggio 1894, in solidarietà con i Fasci siciliani (“Con torce a vento accese percorrevano processionalmente le vie di detta città, fatto pubblicamente l'apologia di fatti che la legge prevede come delitto, con incitamento all'odio fra le classi sociali, in modo pericoloso per la pubblica tranquillità, cantando l'inno dei lavoratori, ed emettendo le grida W la rivoluzione sociale, W l'anarchia, morte alla borghesia”). Per i reati commessi in tale circostanza, ben 19 castellani, in prevalenza anarchici, sono denunciati all’Autorità Giudiziaria. Con Sentenza del 18 agosto 1894 il Tribunale di Ravenna condanna tutti gli imputati a pene varie. Solaroli riceve una condanna a mesi 2 e giorni 15 di detenzione e a una multa di lire 41. La condanna sarà poi confermata in appello dal Tribunale di Bologna con sentenza del 14 novembre 1894 (la multa sarà poi condonata dalla Corte di Appello dello stesso Tribunale di Bologna, con sentenza del 19 novembre 1896, in base a un Decreto di amnistia). Dato che all’epoca Solaroli sta apprestandosi a svolgere il servizio militare di leva (dal dicembre 1894 al 3 settembre 1896, allorché viene posto in congedo illimitato), sconta la condanna in un carcere militare. Il 2 settembre 1894 l’ufficio locale di P.S. lo propone per il domicilio coatto, ma la proposta non è presa in considerazione. Il 30 settembre 1896 Solaroli si imbarca dal porto di Genova per Buenos Aires. In Argentina si stabilisce inizialmente a Rosario di Santa Fè, dove si trovano in quegli anni molti altri anarchici italiani, compresi diversi suoi concittadini emigrati. Le fonti di polizia consentono di seguire, almeno in parte e sempre in modo frammentario e lacunoso, la sua attività e i suoi spostamenti. A Rosario trova lavoro nella locale Officina ferroviaria. Nel giugno 1904 è segnalato a Rafaela, dove conduce una macchina per la trebbiatura del mais. Secondo le autorità “è noto come anarchico convinto ed esaltato, pur essendo ritenuto abile e buon lavoratore”. Nel maggio 1911 è segnalato a Mar del Plata, dove “esercita il mestiere di fabbro ferraio”. Nell’agosto 1913 fa ritorno a Castel Bolognese, ma nell’ottobre successivo riparte per l’Argentina, imbarcandosi a Genova sul piroscafo “Principe Umberto”. Nel 1915 è segnalato nella provincia di Santa Fè, residente in Colonia Umberto. Nella sua comunicazione il Regio Console aggiunge che Solaroli “nell’ambiente non gode fiducia, ed è tenuto in conto di persona sospetta”. Successivamente rimpatria e rientra definitivamente a Castel Bolognese. Nel dicembre 1927 si annota nel suo fascicolo che “professa tuttora idee anarchiche ma non svolge alcuna attività politica e non dà luogo a rimarchi”. Alquanto diverso il giudizio espresso due anni dopo, nel novembre 1929, dal Prefetto di Ravenna: “Serba regolare condotta in genere, e pare abbia abbandonate le idee sovversive un tempo professate. Viene tuttavia vigilato”. Nell’agosto 1930 è radiato dallo schedario dei sovversivi. Trascorre la parte finale della sua esistenza nell’Ospizio dei Cronici annesso all’Ospedale di Castel Bolognese. Qui muore il 29 marzo 1945. Il cappellano dell’Ospedale annota in un suo Registro: “Ha ricevuto tutti i Sacramenti”. (Gianpiero Landi)

Fonti

ACS, CPC, ad nomen; ASRavenna, Tribunale di Ravenna - Sentenze penali dal 1861 al 1959, Sentenza n. 240 del 18 agosto 1894; BLAB, Fondo Anarchici Castellani; Testimonianza orale di Domenico Gottarelli, rilasciata a G. Landi il 20 giugno 2005; Processo contro i dimostranti di Castelbolognese, suppl. straordinario al «Faro Romagnolo», n. 523 del 1894; “Registro dei defunti dell’Ospedale Civile di Castel Bolognese (anni 1944-45)”, nel sito «La Storia di Castel Bolognese», a cura di Andrea Soglia; Comune di Castel Bolognese, Anagrafe.

Bibliografia

Il movimento anarchico a Castelbolognese (1870-1945), Catalogo della Mostra storico-documentaria, Castel Bolognese, Grafica Artigiana, 1984, pp. 14, 36; D. Gottarelli, Oltraggio alla Madonna. Castel Bolognese 1893; Castel Bolognese, s. n. [Tip. Castello], 2003; J. A. Canales Urriola, Le valigie dell’anarchia: Percorsi e attivismo degli anarchici emiliani e romagnoli in Argentina e Brasile nella svolta di fine Ottocento, Tesi di Dottorato, Università di Bologna, 2016.

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