BAGNARESI, Giuseppe

Tipologia Persona
Finò (pseudonimo)

Intestazione di autorità

Intestazione
BAGNARESI, Giuseppe

Date di esistenza

Luogo di nascita
Castel Bolognese
Data di nascita
12 aprile 1875
Luogo di morte
Castel Bolognese
Data di morte
22 febbraio 1954

Attività e/o professione

Qualifica
Facchino
Qualifica
Allevatore di cani levrieri

Nazionalità

Italiana

Biografia / Storia

Nasce a Castel Bolognese (RA) il 12 aprile 1875, da Francesco e da Malpezzi Giovanna. Facchino e allevatore di cani levrieri. Detto “Finò”. Frequenta solo le prime classi elementari. Aderisce in giovane età al movimento anarchico. Si sposa a Castel Bolognese, il 4 novembre 1896, con Santa Fagliaferri, sorella degli anarchici Paolo (“Machì”) e Giuseppe (“Ampapa”) Fagliaferri. Nel “Cenno biografico al giorno 1 febbraio anno 1901”, il Prefetto di Ravenna lo descrive nei termini seguenti: “Nel pubblico riscuote fama discreta, è di carattere coraggioso e risoluto ma buono; ha discreta educazione, limitata intelligenza nessuna coltura […]. E’ lavoratore volonteroso e vive coi propri guadagni unitamente alla famiglia che tiene osteria. Frequenta tanto i socialisti quanto gli anarchici. Verso la famiglia si comporta bene. […] E’ ascritto al partito socialista anarchico e non ha mai appartenuto ad altro. Nel partito non ha alcuna influenza. Non risulta che abbia mai tenuto corrispondenza con chicchessia. Non è mai stato all’estero. […] Non si cura affatto di propaganda. […] Verso l’Autorità tiene contegno indifferente”. Il suo nome compare nell’elenco dei 14 anarchici di Castellani che nel 1898 firmano la protesta per il processo a Errico Malatesta e compagni ad Ancona, accusati di avere costituito una “associazione di malfattori”. Nella protesta, pubblicata in un suppl. speciale al numero del 31 marzo del periodico «L’Agitazione», circa tremila anarchici italiani dichiarano che, se “malfattori” sono Malatesta e i suoi compagni anconetani, malfattori vogliono essere considerati anche loro. Una auto-dichiarazione di correità che potrebbe costare, a ciascuno di loro, le attenzioni sgradite delle autorità e varie forme di persecuzione. Nel 1900 Bagnaresi interviene a tutte le riunioni pubbliche e private della Lega dei partiti popolari. Fa parte della Sezione socialista-anarchica sciolta d’autorità il 22 settembre di quell’anno, dopo il regicidio, con denuncia all’Autorità giudiziaria dei suoi promotori. Negli anni successivi continua a essere sorvegliato in modo intermittente. In data 9 gennaio 1912 si annota che si trova ancora a Castel Bolognese “ove professa sempre teorie anarchiche pur non dando luogo a rimarchi”. Nel gennaio 1918 viene segnalato che, richiamato alle armi, è stato assegnato al 127° Battaglione ciclisti M.T. in Ravenna. Nel dopoguerra, non è chiaro se prima o dopo la conquista del potere da parte del fascismo, cessa di fare parte del movimento anarchico. Facchino esterno della Stazione ferroviaria, dal 1923 al 1926 è regolarmente iscritto al Partito nazionale fascista. Nel febbraio 1929 si annota nel suo fascicolo: “Nel 1926, in seguito allo scioglimento di quel Fascio locale ed alla sua successiva ricostruzione, non fu più riammesso nel partito, avendo lasciato a desiderare nella vita privata. Egli però continua a dimostrarsi ossequiente alle direttive del Partito e favorevole all’attuale Regime”. Il 19 febbraio 1929 è radiato dallo Schedario dei sovversivi. Muore a Castel Bolognese il 22 febbraio 1954. (Gianpiero Landi)

Fonti

ACS, CPC, ad nomen; BLAB, Fondo Anarchici Castellani; Comune di Castel Bolognese, Anagrafe.

Bibliografia

Nello Garavini, Testimonianze, Imola, La Mandragora, 2010, pp. 56; Il movimento anarchico a Castelbolognese (1870-1945), Catalogo della Mostra storico-documentaria, Castel Bolognese, Grafica Artigiana, 1984, pp. 37, 52.

Collezione

Persona

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