RANI, Ernesto

Tipologia Persona
Ernesto Rani (Biblioteca libertaria "A. Borghi", Castel Bolognese)
Ernesto Rani (Biblioteca libertaria "A. Borghi", Castel Bolognese)
Ranocc (pseudonimo)

Intestazione di autorità

Intestazione
RANI, Ernesto

Date di esistenza

Luogo di nascita
Castel Bolognese
Data di nascita
2 febbraio 1903
Luogo di morte
Castel Bolognese
Data di morte
26 febbraio 1994

Attività e/o professione

Qualifica
Barbiere

Nazionalità

Italiana

Biografia / Storia

Nasce a Castel Bolognese (RA) il 2 febbraio 1903, da Giovanni e Matilde Pisotti, barbiere. Detto “Ranocc” o “Rinocc” (soprannome della famiglia). La sua adesione all'anarchismo avviene in giovanissima età, sotto l'influenza della famiglia. Sono anarchici infatti il padre Giovanni (1859-1916) e i tre zii, fratelli del padre: Antonio (1856-1939), Domenico (n. 1862, emigrato ad Ancona nel 1892), Tommaso (1866-1954). Da notare che quest’ultimo, per un errore all’Anagrafe mai corretto, è registrato nell’Atto di nascita con il cognome Erani (che si trasmetterà poi ai suoi discendenti).  Anarchici o socialisti saranno anche tutti i cugini di Ernesto (tra cui Francesco, figlio di Antonio, schedato al CPC). Il padre, muratore, muore di tetano quando Ernesto ha 13 anni, lasciando la famiglia in serie difficoltà economiche. Per aiutare la madre e le due sorelle, Rani trova lavoro come garzone barbiere, attività che svolge poi in proprio fino all'età della pensione, e anche oltre. Ancora bambino all'epoca dei moti della Settimana Rossa del giugno 1914 (di cui peraltro ricordava episodi a cui aveva assistito di persona). Ernesto inizia a svolgere attività politica dopo il primo conflitto mondiale, frequentando il Circolo Anarchico del paese in Borgo Carducci, fino alla sua chiusura alla fine del 1921, in un periodo in cui già dilagano le violenze degli squadristi.

 

Dopo la definitiva presa del potere del fascismo, Rani mantiene le sue idee libertarie, pur evitando di manifestarle e di esporsi. Attraversa così il ventennio senza particolari persecuzioni. Rimane però coinvolto suo malgrado in un episodio drammatico negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale, che avrebbe potuto avere per lui delle conseguenze tragiche. Una domenica di ottobre del 1944, mentre lavora nella sua bottega, è sequestrato da una squadra di fascisti e portato - insieme al figlio Giovanni (nato il 24 aprile 1930), che era presente in quel momento - in una villa di San Prospero nel faentino (lungo la strada tra Faenza e Brisighella), diventata tristemente famosa per le torture e le fucilazioni ivi praticate dalle Brigate Nere. Il figlio, all’epoca quattordicenne, è quasi subito rilasciato, dopo essere stato interrogato su chi frequentasse la casa della famiglia. Rani, sospettato erroneamente di raccogliere soldi per il movimento partigiano, viene picchiato più volte nel corso di pressanti interrogatori tesi a ottenere una confessione. Insieme a Rani vengono prelevate anche Fortunata e Giannina Cavallazzi, che appartengono a una nota famiglia di anarchici.  Sono infatti figlie di Raffaele Cavallazzi (1852-1934), esponente di primo piano dell'anarchismo castellano fin dai tempi della Prima Internazionale, e sorelle di Arnaldo (1878-1946) e Ribelle (1885-1919), tra i più raрpresentativi militanti della seconda generazione di libertari.

 

Le sorelle Cavallazzi, che simpatizzano per gli ideali del padre e dei fratelli, sono sospettate di avere stampato dei volantini antifascisti che circolano nella zona. In effetti, anche se la tipografia di cui sono titolari è da tempo inattiva e chiusa al pubblico, in base a indizi emersi dopo molti anni, sembra che la responsabilità della stampa dei volantini vada attribuita a loro (cfr. “Non ho poi fatto tanto”, pp. 127-128). Da segnalare che per tutta la durata della loro detenzione il vitto per loro, preparato a casa dai famigliari, è portato ogni giorno - con notevole rischio personale - da due anarchici castellani: per Rani da Pio Dall’Oppio (1894-1980) e invece per Fortunata e Giannina Cavallazzi da Francesco Cupido (1891-1965), muratore nella ditta edile di Arnaldo. Comunque, grazie soprattutto all’ intervento e alla testimonianza a loro favorevole di Paolo Borghesi, un milite castellano della RSI, che li conosce e che garantisce sulla loro innocenza, Rani e le sorelle Cavallazzi sono rilasciati dopo una settimana, non essendo emersi indizi a loro carico. Fanno ritorno insieme a Castel Bolognese a piedi, percorrendo strade di campagna ben note a Rani. In conseguenza della detenzione, traumatizzata dagli orrori a cui ha assistito, la maggiore delle sorelle, Fortunata, perde l’uso della ragione e a distanza di tempo, il 23 febbraio 1951, si suicida gettandosi da una finestra.

 Dopo la fine della Seconda guerra mondiale Rani contribuisce alla rinascita del Gruppo Anarchico di Castel Bolognese, frequentando anche il Circolo anarchico riaperto per iniziativa di Nello Garavini, fino alla sua chiusura a distanza di qualche anno. Partecipa poi nel 1973 alla riattivazione - dopo mezzo secolo - della Biblioteca Libertaria di Castel Bolognese (fondata nel 1916 e rimasta attiva fino all’avvento del fascismo). Nel novembre 1985 è tra i soci fondatori della Cooperativa creata per gestire la struttura, che assume il nome definitivo di Biblioteca Libertaria “Armando Borghi”. A tale impresa darà il suo contributo negli anni successivi, restandone socio fino alla fine della propria esistenza. Muore a Castel Bolognese il 26 febbraio 1994.  (Gianpiero Landi)

Fonti

[Necrologio] Ernesto Rani, «Umanità Nova», 8 maggio 1994; blab, Fondo Anarchici Castellani; Intervista a Ernesto Rani, a cura di G. Landi, 29 aprile 1985; Intervista a Scilla Cavallazzi Liverani, a cura di G. Landi e F. Zama, 21 luglio 1986; Testimonianza orale di Giovanni Rani, rilasciata a G. Landi il 5 maggio 2026.

Bibliografia

N. Garavini, Testimonianze, Imola, La Mandragora, 2010, pp. 105; A. Donati, Sul Senio il fronte si é fermato. Castelbolognese 1943-1945, Castel Bolognese, Grafica Artigiana, 1977, p.47; G. Landi, Una famiglia di anarchici castellani: i Cavallazzi, in Aspetti della società tra Ottocento e Novecento, Castel Bolognese, Grafica Artigiana, 1987, pp. 108-109; G. Landi, Ernesto Rani, “il Barbiere”, «Il Castello», a. 15, n. 3, 1994; A. Bruni Cavallazzi, Giannina e Fortunata Cavallazzi, tipografe a Castel Bolognese, in “Non ho poi fatto tanto”, a cura di A. Soglia, 2 ed. riveduta ed ampliata, Faenza, Tip. Valgimigli, 2025; P. Grandi, Ottobre 1944: la guerra inesorabilmente si avvicina, «La Storia di Castel Bolognese», sito web ideato e curato da Andrea Soglia.

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