GUIDI, Armando Celso Domenico
- E fiòl dla Schiopettona (pseudonimo)
Intestazione di autorità
- Intestazione
- GUIDI, Armando Celso Domenico
Date di esistenza
- Luogo di nascita
- Castel Bolognese
- Data di nascita
- 16 maggio 1877
- Luogo di morte
- Castel Bolognese
- Data di morte
- 30 marzo 1945
Attività e/o professione
- Qualifica
- Maniscalco
Nazionalità
- Italiana
Biografia / Storia
Nasce a Castel Bolognese il 16 maggio 1877, da Giuseppe e Andrea Guadagnini. Maniscalco. Detto “E fiòl dla Schiopettona”. Nel “Cenno biografico al 22 febbraio anno 1915”, contenuto nel suo fascicolo al CPC, il Prefetto di Ravenna lo descrive in termini piuttosto negativi: “Nell’opinione pubblica gode cattiva fama, perché rozzo, violento e dedito ai furti. Ha carattere taciturno e solitario. E’ deficiente d’intelligenza e senza alcuna cultura, avendo frequentato i primi due corsi elementari. Vive con la famiglia accudendo alla propria bottega di maniscalco, ma versa nella più squallida miseria. Frequenta gli anarchici. Verso la famiglia si comporta regolarmente. […] È ascritto al partito anarchico, e non appartenne precedentemente ad altro partito. Non ha influenza, essendo anarchico gregario passivo. […] Non fa propaganda. Verso la Autorità tiene contegno sprezzante. Fino ad ora non risulta abbia preso parte a manifestazioni pubbliche del partito”. Alla visita di leva, il 30 aprile 1897, è dichiarato abile arruolato di 1ª categoria. Assegnato al 18° Reggimento Cavalleria, presta il servizio militare dal novembre 1897 al 3 ottobre 1900 (a partire dal 30 aprile 1898 come allievo maniscalco). Tra il 1895 e il 1914 è arrestato e processato alcune volte per furto, schiamazzi notturni (canti sovversivi), oltraggio alla forza pubblica, rifiuto di obbedienza all’autorità, guadagnandosi qualche mese di reclusione e multe. Il 6 febbraio 1916, in seguito a una “animata discussione per affari inerenti alla guerra”, esplode un colpo di rivoltella “contro certo Dalpozzo Giovanni di Giuseppe, producendogli una ferita alla testa guaribile in gg. 10”. Secondo fonti di polizia, nel luglio 1918 risulta essere nell’esercito, richiamato per la guerra in corso. Congedato e rientrato a Castel Bolognese, continua a professare principi anarchici. Dopo l’ascesa al potere del fascismo, fino almeno al 1927, viene segnalato che, pur conservando le sue idee, non fa propaganda e non dà luogo a rilievi. Nel settembre 1929 si annota che da “qualche tempo non si interessa più di politica. Dimostra di essersi alquanto ravveduto”. Nell’agosto 1930 è radiato dallo schedario dei sovversivi. Muore a Castel Bolognese il 30 marzo 1945, per ferita da scheggia. Già inserito in un elenco di “Civili morti per scoppio di granata” durante la Seconda guerra mondiale, in un libro dello storico locale Oddo Diversi, le circostanze della sua morte sono riportate in modo più dettagliato nel sito «La Storia di Castel Bolognese», a cura di Andrea Soglia: “Maniscalco (aveva la bottega in via Rondanini) era rifugiato nelle cantine di palazzo Mengoni. Morì in seguito a ferite riportate nelle vicinanze del torrione dell’ospedale mentre passeggiava prima di andare a recuperare, come da abitudine, un piatto di minestra dal fratello e dalla nipote Iosette, rifugiati nelle cantine di via Gottarelli”. (Gianpiero Landi)
Fonti
ACS, CPC, ad nomen; BLAB, Fondo Anarchici Castellani; Comune di Castel Bolognese, Anagrafe; Archivio Comunale di Castel Bolognese, Archivio Ufficio Leva, Ruolo Matricolare Comunale dei Militari. Classe dal 1876 al 1885.
Bibliografia
O. Diversi, Il territorio di Castelbolognese, Imola, Galeati, 1972, p. 278; Il movimento anarchico a Castelbolognese (1870-1945), Catalogo della Mostra storico-documentaria, Castel Bolognese, Grafica Artigiana, 1984, pp. 19, 56; Sito «La Storia di Castel Bolognese», a cura di A. Soglia, Progetto “Vittime civili di guerra a Castel Bolognese”, ad nomen.