VISANI, Angelo
Intestazione di autorità
- Intestazione
- VISANI, Angelo
Date di esistenza
- Luogo di nascita
- Casola Valsenio
- Data di nascita
- 21 dicembre 1893
- Luogo di morte
- Castel Bolognese
- Data di morte
- 26 febbraio 1990
Attività e/o professione
- Qualifica
- Muratore
Nazionalità
- Italiana
Biografia / Storia
Nasce a Casola Valsenio, nell’Appennino ravennate, il 21 dicembre 1893, muratore. Detto “Casitêna”. Prende parte alla Prima guerra mondiale e - secondo una testimonianza orale della figlia Elena di molto successiva - rischia la fucilazione per avere lanciato un calamaio contro il suo capitano. Si salva grazie a un tenente che lo ha in simpatia, che riesce a fare tramutare la pena in un trasferimento in zona di guerra. Dopo avere lavorato per alcuni anni nel settore degli appalti ferroviari in diverse località italiane, Visani verso la fine degli anni Venti si trasferisce a Castel Bolognese, dove trova un impiego come muratore in una ditta edile. Di carattere ribelle, si avvicina immediatamente agli anarchici castellani che continuano a mantenersi fedeli ai loro ideali anche durante la dittatura. Durante il periodo fascista ha modo di manifestare in più occasioni la sua estraneità e la sua opposizione al regime. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale prende parte alla ricostituzione del Gruppo anarchico di Castel Bolognese, frequentandone il Circolo e appoggiandone le iniziative. Modesto ma sempre coerente, rimane saldo nelle sue idee anche quando l’età avanzata, e numerose infermità, lo costringono a una forzata inattività. Fedele sostenitore di «Umanità Nova», che definisce con orgoglio “il mio giornale”, fino all’ultimo rinnova l’abbonamento e contribuisce alle sottoscrizioni, nonostante da anni una malattia agli occhi gli renda ormai impossibile la lettura. Muore a Castel Bolognese il 26 febbraio 1990. (Gianpiero Landi)
Fonti
blab, Fondo Anarchici castellani; [Necrologio] Angelo Visani, «Umanità nova», 18 marzo 1990; Testimonianza orale di Elena Visani, rilasciata a Giuseppina Dal Pozzo nel maggio 1990; Testimonianza orale di Giordana Garavini, rilasciata a G. Landi il 13 luglio 2002.