MINARDI, Giuseppe Francesco Angelo

Tipologia Persona
Mosghèt (altra forma non di autorità)

Intestazione di autorità

Intestazione
MINARDI, Giuseppe Francesco Angelo

Date di esistenza

Luogo di nascita
Castel Bolognese
Data di nascita
10 dicembre 1866
Luogo di morte
Mar del Plata (Argentina)
Data di morte
3 giugno 1933

Attività e/o professione

Qualifica
Falegname

Nazionalità

Italiana

Biografia / Storia

Nasce a Castel Bolognese il 10 dicembre 1866, da Antonio e Paola Ravaglia, falegname. Detto “Mosghèt”. Nel “Cenno biografico al giorno 25 luglio anno 1894” il Prefetto di Ravenna così lo descrive: “E’ uno dei capi fra gli anarchici che crede tutto lecito per raggiungere i suoi scopi; ma è di poche parole, preferisce l’azione. Ha poca istruzione. E’ stato volontario d’Africa; al ritorno in Italia ha lasciato la carriera militare nella speranza di ottenere un impiego ma non avendolo ottenuto a causa delle sue idee avanzate si è affiliato al partito anarchico. Quando gli anarchici erano uniti ai socialisti egli era segretario della società. E’ stato anche consigliere comunale ma quando gli anarchici si divisero dai socialisti abbandonò tale carica. E’ pericoloso perché audace e capace di qualunque azione”. Minardi risulta essere stato in effetti uno dei soci del Circolo di Studi Sociali di Castel Bolognese, fondato in modo unitario da socialisti, repubblicani e anarchici dopo lo scioglimento di tutte le associazioni internazionaliste in seguito ai fatti del 1° Maggio 1891. Lo scontro politico tra le correnti porta però ben presto all’emergere di forti tensioni. Allorché nel 1892 viene deliberata l’espulsione di Raffaele Cavallazzi, sostenitore di una linea politica anarchica intransigente, “per il suo atteggiamento autoritario”, con lui se ne andranno per solidarietà altri 9 soci, tra cui Minardi. Nel 1893 è coinvolto dalla polizia nelle indagini sul più eclatante episodio di anticlericalismo avvenuto a Castel Bolognese (peraltro preceduto in quel periodo da altri episodi di intolleranza antireligiosa di minore rilievo), che suscita forti tensioni tra i concittadini e grande clamore in tutta la Romagna. Minardi è infatti arrestato e denunciato con altri compagni come uno degli autori della decapitazione di una statua della Madonna avvenuta nelle ore antelucane del 22 maggio 1893 nella Chiesa di San Francesco, in occasione della Festa della Pentecoste. La testa della statua sarà poi ritrovata in un pozzo dell’annesso cortile. Viene per questo processato insieme agli anarchici Antonio Garavini, Michele Fantini, Raffaele Cavallazzi. Al processo di primo grado, tenutosi presso la Pretura di Faenza il 3 ottobre, Fantini è assolto per insufficienza di prove, mentre i suoi coimputati sono riconosciuti colpevoli e condannati a pene varie. In particolare, Minardi - ritenuto l’esecutore della decollazione - è condannato a 3 mesi di reclusione e lire 100 di multa, “computato il carcere preventivo”. Nel Processo di Appello presso il Tribunale di Ravenna, con sentenza del 22 novembre 1893, saranno poi tutti assolti per non provata reità. Va segnalato che Domenico Gottarelli (1925-2017), autore della documentata monografia Oltraggio alla Madonna (2003), sulla base di testimonianze orali confidenziali ricevute da anziani castellani discendenti di alcuni dei protagonisti del fatto, non riportate nel libro, riteneva che Minardi avesse davvero preso parte all’evento, ma con un ruolo secondario. Avrebbe infatti fatto parte di un folto gruppo di anarchici e anticlericali (forse una ventina), che quella notte avrebbero svolto un’azione di tipo diversivo, con schiamazzi in piazza e nelle vie adiacenti, simulando di essere ubriachi, per coprire i rumori e distogliere l’attenzione da quanto avveniva nella vicina chiesa [Testimonianza orale di D. Gottarelli a G. Landi, 20 giugno 2005]. Nell’ottobre 1894 Minardi emigra in Argentina, dirigendosi inizialmente a Santa Fè, dove in quegli anni si sta formando una piccola colonia di anarchici castellani fuorusciti. Si sposta poi in altre località, stabilendosi infine definitivamente a Mar del Plata (località balneare in provincia di Buenos Aires). Poco si sa sulla sua attività politica in Sudamerica. Il suo nome compare comunque per anni saltuariamente in alcuni giornali anarchici argentini, negli elenchi delle varie sottoscrizioni. Nel 1918 una fonte di polizia informa che “percorre il territorio di La Plata nell’interesse della “Società di Pittura e Decorazione” di cui è socio. Tiene condotta regolare”. Il 4 maggio 1921, rientrato in Italia, è arrestato nel porto di Genova per misura di P. S. e rimpatriato a Castel Bolognese con foglio di via obbligatorio. Dopo due mesi riparte per l’Argentina, da dove non farà più ritorno. In una nota del 1932 l’Ambasciata d’Italia afferma che “professa idee repubblicane, però non risulta che ne faccia propaganda, attendendo esclusivamente ai suoi affari come impresario-pittore”. Muore a Mar del Plata il 3 giugno 1933. (Gianpiero Landi)

Fonti

ACS, CPC, ad nomen; Ivi, Cavallazzi Raffaele; Fantini Michele, Garavini Antonio; BLAB, Fondo Anarchici Castellani; Museo del Risorgimento (Bologna), Fondi tematici. Gollini 1967-70, Elenco degli individui usciti dal Circolo di Studi Sociali di Castelbolognese a tutto il 31/5/1892; Testimonianza orale di Domenico Gottarelli, rilasciata a G. Landi il 20 giugno 2005; «La Questione Sociale» (Buenos Aires), 4 luglio 1896; «L’Avvenire» (Buenos Aires), 19 febbraio 1899; Comune di Castel Bolognese, Anagrafe.

Bibliografia

P. Costa, Comune e popolo a Castelbolognese (1859-1922), Imola, Galeati, 1980, p. 151; Il movimento anarchico a Castelbolognese (1870-1945), Catalogo della Mostra storico-documentaria, Castel Bolognese, Grafica Artigiana, 1984, pp. 14, 36; D. Gottarelli, Oltraggio alla Madonna. Castel Bolognese 1893; Castel Bolognese, s. n. [Tip. Castello], 2003; N. Garavini, Testimonianze, Imola, La Mandragora, 2010; J. A. Canales Urriola, Le valigie dell’anarchia: Percorsi e attivismo degli anarchici emiliani e romagnoli in Argentina e Brasile nella svolta di fine Ottocento, Tesi di Dottorato, Università di Bologna, 2016, pp. 194, 198-199, 260, 268, 287, 296, 298, 301, 307, 476.

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