MARTELLA, Cesare Augusto

Tipologia Persona
Cesaree Augusto Martella (Fonte: Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, b. 3090, fasc. “Martella Cesare Augusto”)
Cesaree Augusto Martella (Fonte: Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, b. 3090, fasc. “Martella Cesare Augusto”)

Intestazione di autorità

Intestazione
MARTELLA, Cesare Augusto

Date di esistenza

Luogo di nascita
Marino
Data di nascita
22 agosto 1875
Luogo di morte
Roma
Data di morte
16 marzo 1955

Attività e/o professione

Qualifica
Oste

Nazionalità

Italiana

Biografia / Storia

Nasce a Marino il 22 agosto 1875 da Pietro e Palma Costantini. La sua educazione non va oltre le scuole elementari per poi dedicarsi alla gestione delle vigne di proprietà della famiglia e all’apertura di un’osteria a Roma. Da ragazzo aderisce su posizioni sindacaliste rivoluzionarie alla sezione marinese del Partito socialista nella quale gode di una certa considerazione e si dedica alla propaganda verso gli operai più giovani. Non ha a che fare con la legge fino al maggio 1900, quando a Roma viene condannato a tre giorni di arresto per oltraggio alla forza pubblica; è nuovamente condannato nell’aprile 1904 a cinque giorni di carcere per porto illegale d’arma. Nel giugno 1913, viene fermato a Marino insieme ad altri per aver inscenato una protesta contro l’affissione di una lapide alla memoria dei soldati italiani caduti in Libia. Sposato con Elisabetta Vicini, anche lei di Marino, hanno tre figli e una figlia, i cui nomi sono emblematici dell’orientamento della coppia: Lucifero, nato a Marino nel 1900, Libero, Vera e Ario nati a Roma, rispettivamente nel 1903, 1905 e 1908. Trasferitosi nella capitale entra negli ambienti anarchici e individualisti, stringendo una forte amicizia con Attilio Paolinelli, che durerà tutta la vita. Nel giugno del 1914, partecipa alla sollevazione della Settimana rossa e viene fermato durante gli incidenti di piazza a Porta Pia.
 

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, si schiera per l’intervento; insieme a una quarantina di libertari romani firma la dichiarazione Per la guerra ed è tra gli amministratori del numero unico «La Sfida» edito degli “Anarchici indipendenti d’Italia” uscito in ottobre, il mese successivo è tra i promotori del Fascio rivoluzionario d’azione. La taverna che ha aperto all’inizio del secolo in via di Ripetta, significativamente chiamata “La Cantina di Lucifero”, sarà lungamente un centro di aggregazione per individualisti, anarchici e sovversivi di varia provenienza, ma anche di artisti come lo scultore Alceo Dossena; tra i suoi avventori, l’ancora socialista Mussolini. Così Paolinelli ha descritto quel luogo di sociabilità libertaria: «di fatto nulla di infernale si verificava […] tutto era luminoso ed umano e l’insegna voleva essere soltanto una eloquente espressione […] di libero pensiero. Le pareti della bottiglieria erano illustrate dalle caricature satirico-politiche riprese dai giornali d’avanguardia. Frequentatori assidui erano prevalentemente i compagni ed i simpatizzanti romani. Ma anche personalità dell’arte, della politica e del lavoro, erano attratte […] non solo per gustare i vini scelti dei Castelli ma soprattutto per conoscere da vicino la scapigliata compagnia degli avventori abitudinari la cui nomea di refrattari si era diffusa simpaticamente ovunque. Questi gruppi di compagni battaglieri e volitivi, trovavano nell’ardenza del raduno, i motivi più efficaci per l’affinamento delle proprie idee, le ragioni più valide per un educazionismo naturale e non conformista. Questi compagni – senza ordini o cartoline precetto – si ritrovavano spontaneamente sul terreno dell’azione, tutte le volte che le circostanze lo richiedessero. E gli amici di passaggio per Roma, bisognosi di assistenza, trovavano nella “Cantina di Lucifero” le prove della solidarietà anarchica. Da questo locale intitolato al portatore di luce, sono partite molte iniziative generose che hanno validamente contribuito ad affermare ed avvalorare l’anarchismo romano».
 

Tra le iniziative in cui è coinvolto Martella, un possibile attentato a una fabbrica d’armi sulla Flaminia nel 1918, mentre la notte del 6 luglio 1919, nel pieno dei moti per il caroviveri, la polizia irrompe nella taverna momentaneamente trasferita in via degli Scipioni fermando i sovversivi lì radunati e in procinto di partecipare al colpo di mano noto come “Complotto di Pietralata” ideato da Argo Secondari. Le vignette affisse sulle pareti, in particolare quelle ritenute offensive nei confronti del re e del pontefice, creano scandalo presso le autorità che perquisiscono il locale e intimano a Elisabetta Vicini (che la gestisce insieme al marito e ne è legalmente responsabile) di rimuoverle; Elisabetta però si rifiuta e viene denunciata per vilipendio. Nel novembre 1921, durante lo sciopero generale di protesta contro il Terzo congresso nazionale fascista, la taverna trasferita ora in via Angelo Brunetti subisce una serie di provocazioni da parte delle camicie nere la cui assise si svolge nel poco distante teatro Augusteo.
 

Durante il ventennio, Martella continua a professare le sue idee ma senza mettersi in mostra. Lui e i suoi figli Lucifero, che morirà anzitempo, e Ario, attivo invece nel movimento anarchico e perciò inviato al confino, sono sottoposti a una stretta sorveglianza così come lo è la taverna. Nel 1937, Martella partecipa insieme ad altri sovversivi, tra cui l’individualista Casimiro Chiocchini, al funerale di Alceo Dossena. Negli anni Quaranta, sembra aver abbandonato la “Lucifero”, non ha beni propri perché venduti alla morte del padre ai suoi fratelli, Tommaso di idee repubblicane e Guido che invece è cattolico; si sostiene facendo commissioni per conto di amici negozianti e tramite l’aiuto del figlio Libero, impiegato alla Singer di Milano.
 

Nel dopoguerra, ormai anziano, sembra essersi ritirato a vita privata, mantiene però i contatti con i suoi compagni di idee, in particolare con Paolinelli che così lo descrive: «[era] di rigidi costumi, d’inflessibile tenacia morale, di grande fede nella nostra idea […] si è apertamente dichiarato anarchico. Uomo di buon senso, suppliva alla impreparazione scolastica con una volontà indomita di capire e penetrare tutti i problemi del pensiero. Nella sua […] semplicità aveva l’istinto del raziocinante ed era ammirevole lo sforzo […] nell’intento di capire le cose più difficili». Cesare Martella muore a Roma il 16 marzo 1955, all’età di ottant’anni per un male che lo affliggeva da tempo. Paolinelli, avvertito dal figlio Ario, lo va a trovare nella sua abitazione poco prima del decesso. Lo trova affaticato ma lucido: «mi ha guardato con molta tenerezza […] amava ancora la vita […]. È morto serenamente, senza scosse, senza sussulti, come se si fosse dolcemente addormentato». (Roberto Carocci)

Fonti

Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, b. 3090, fasc. “Martella Cesare Augusto”; Archivio dello Stato di Roma, Questura, cat. A8 “Sorvegliati politici”, b. 452, fasc. “Martella Cesare Augusto”; Archivio privato della famiglia Paolinelli, appunti di A. Paolinelli; «La Sfida», numero unico, ottobre 1914; A. Paolinelli, Lutti nostri, «Umanità Nova», 19 marzo 1955.

Bibliografia

R. Carocci, Roma sovversiva. Anarchismo e conflittualità sociale dall’età giolittiana al fascismo (1900-1926), Odradek, Roma, 2012, passim; Ib., Spazio pubblico e violenza politica. Anarchismo, antifascismo e difesa operaia a Roma nel 1921, in «Piombo su piombo». Il 1921 e la guerra civile italiana, a cura di G. Sacchetti, Carocci, Roma, 2023.

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