PACCARA, Alfredo

Tipologia Persona
Alfredo Paccara (Fonte: Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, b. 3629, fasc. “Paccara Alfredo”)
Alfredo Paccara (Fonte: Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, b. 3629, fasc. “Paccara Alfredo”)

Intestazione di autorità

Intestazione
PACCARA, Alfredo

Date di esistenza

Luogo di nascita
Terni
Data di nascita
7 febbraio 1887

Attività e/o professione

Qualifica
Operaio

Nazionalità

Italiana

Biografia / Storia

Nasce a Terni il 7 febbraio 1887 da Giacomo e Anna Maria Magramasca, operaio. Ha frequentato le scuole elementari. Appartiene al movimento anarchico fin dalla giovane età nel quale gode di una certa considerazione. È aperto nei confronti dei socialisti ed è in relazione con gli anarchici di Torino, Genova e soprattutto Roma dove si reca spesso. È impiegato come operaio in una fabbrica di carburo di calcio a Papigno, è iscritto alla Camera del Lavoro di Terni ed è attivo nelle lotte operaie di inizio secolo. Nel 1907 viene condannato a venticinque giorni di carcere per turbamento dell’ordine pubblico e subisce un procedimento giudiziario per aver fatto propaganda antimilitarista presso le reclute dell’esercito ma sarà in seguito assolto. A giugno, è a Roma al congresso nazionale anarchico intervenendo sull’ordine del giorno Gli anarchici e le organizzazioni operaie. L’anno successivo partecipa al convegno degli anarchici umbri e viene condannato a venticinque giorni carcere e 500 lire di multa per un articolo, Le tasse del sangue, uscito sul foglio romano «La Gioventù libertaria» del 21 dicembre 1907, in cui incita alla disobbedienza verso le servitù militari. Fa parte del gruppo anarchico di Terni anch’esso intitolato “Gioventù Libertaria” ma nel 1908 si trasferisce a Parigi dove collabora con «La Protesta umana» con lo pseudonimo “Mario Giorgio”. Progetta di trasferirsi negli Stati Uniti ma rimane in Francia dove partecipa all’organizzazione di raccolte di fondi a sostegno dei libertari spagnoli.

Alla fine del 1909, torna a Terni dove il 3 febbraio 1910 sposa Anarchia Battelli originaria di Torre Annunziata con la quale avrà due figli, Ena ed Elio. La coppia riparte per Parigi dove Paccara si impiega come tuttofare presso un’impresa vetraia; nella capitale francese frequenta i circoli anarchici di lingua italiana e fa parte della Federazione comunista rivoluzionaria dalla quale è delegato al congresso anarchico che si svolge a Roma il 19-21 settembre 1911, dove interviene su temi antimilitaristi. Nel 1912, i due lasciano Parigi e si trasferiscono a Torre Annunziata dove Paccara trova lavoro come meccanico, per poi trasferirsi a Napoli. In questo periodo non pare particolarmente coinvolto in attività politiche e denuncia la «persecuzione» cui è sottoposto dal controllo esercitato dalle autorità sulla sua persona. Sostiene la candidatura alle elezioni di Giovanni Mangelli, presso il quale è impiegato come chauffeur a Martina Franca. In ottobre viene arrestato per porto abusivo di rivoltella. Nel 1914 è ricercato per furto; costituitosi l’anno successivo, viene messo in libertà provvisoria. Si trasferisce a Taranto e infine a Terni. Nel 1916 è richiamato alle armi guadagnandosi la Croce di guerra, inviato prima a Verona e poi a Udine, dove viene vigilato in quanto sovversivo.

Alla fine del 1919, insieme ad Anarchia torna a Parigi e nel 1921 si trasferisce a Terni. L’anno seguente si stabilisce a Roma dove trova impiego come capo officina in diverse imprese ed entra in contatto con Malatesta. Negli anni seguenti non darà luogo a rilievi pur conservando i suoi principi libertari. Dal 1932 fa parte dell’Unione fascista dell’industria, l’anno successivo richiede l’iscrizione al PNF che gli viene negata per i suoi precedenti politici e, tra il 1933 e il 1935, è segretario del Dopolavoro fascista del quartiere Appio dove risiede e fa parte del direttivo del Sindacato fascista degli Autisti. Nel 1936, chiede di essere radiato dall’elenco dei sovversivi, che gli viene concesso nonostante il parere contrario della Questura, che lo ritiene «non completamente ravveduto in linea politica». Le perplessità della Questura non sono prive di fondamento.

Nel 1940, Paccara è rappresentante sindacale in qualità di fiduciario di fabbrica dei Sindacati dei lavoratori industriali ma «esplica le sue mansioni in forma non adatta a mantenere quella cordiale coesione di animi, tra i compagni di lavoro, necessaria al buon andamento disciplinare», ovvero si comporta da effettivo sindacalista, motivo per il quale viene sospeso dagli stabilimenti ausiliari. In effetti Paccara non sembra aver abbandonato le sue idee né aver aderito al fascismo. Nei combattimenti dell’8-10 settembre 1943 che si svolgono nella capitale, è a capo di una banda partigiana che in quei giorni si oppone all’ingresso dei tedeschi in città, combattendo a Porta S. Giovanni e a S. Croce in Gerusalemme. È un piccolo gruppo formato da quattro o cinque elementi tra cui l’anarchico Angelo Corbella e, con tutta probabilità, il figlio Elio per altro poi riconosciuto come vice capobanda nel Fronte clandestino militare. Durante i nove mesi di occupazione nazista della città, Paccara partecipa attivamente alla Resistenza ed entra nel direttivo del Movimento comunista d’Italia, meglio noto come Bandiera rossa, cui si affilia la banda di cui è al comando. Con l’arrivo degli Alleati, il 5 giugno la banda occupa il Ministero della Marina in piazza delle Belle Arti, operazione in cui viene ferito il figlio. Nel dopoguerra, sono entrambi iscritti all’ANPI. Alfredo è riconosciuto come partigiano combattente e, per la sua partecipazione a Bandiera rossa, chiede di essere ammesso nell’Associazione nazionale reduci garibaldini. Nel 1951 emigra in Argentina e di lui non si saprà più nulla. (Roberto Carocci)

Fonti

Archivio Centrale dello Stato, Casellario politico centrale, b. 3629, fasc. “Paccara Alfredo”; Archivio dello Stato di Roma, Questura, cat. A8 “Sorvegliati politici”, b. 538, fasc. “Paccara Alfredo”; Archivio Centrale dello Stato, Ministero della Difesa, Servizio riconoscimento qualifiche e ricompense dei partigiani, b. 121, fasc. 12080 “Paccara Alfredo”; Archivio Centrale dello Stato, Ministero della Difesa, Servizio riconoscimento qualifiche e ricompense dei partigiani, b. 199, fasc. 82.3 “Bandiera Rossa”; Inventario dei partigiani iscritti all’ANPI di Roma, in http://www.storiaxxisecolo.it/Anpi/Database-partigiani_roma.pdf.

Bibliografia

D. Broder, The Rebirth of Italian Communism, 1943-44. Dissidents in German-Occupied Rome, Palgrave, Cham, 2021, p. 188; S. Corvisieri, Bandiera Rossa nella Resistenza Romana, Odradek, Roma, 2005, pp. 136, 145; M. Trasciani, Una Resistenza popolare. Storia di “Bandiera Rossa” a Roma, Odradek, Roma, 2024, p. 46; P. Papini, Gli anarchici nella Resistenza romana, “Il Cantiere”, n. 19, settembre 2023; Dictionnaire des Militants Anarchistes, “Paccara Alfredo”, https://militants-anarchistes.info/?article14571.

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