REBECCHI, Ruggero
Intestazione di autorità
- Intestazione
- REBECCHI, Ruggero
Date di esistenza
- Luogo di nascita
- Suvereto
- Data di nascita
- 1892
Attività e/o professione
- Qualifica
- Operaio
Nazionalità
- Italiana
Biografia / Storia
Nasce il 9 giugno 1892 a Suvereto, da Riccardo e Filomena Fabbrini, operaio. Frequenta le scuole elementari e giovanissimo aderisce agli ideali socialisti entrando a lavorare nello stabilimento dell'ILVA a Piombino. È nell'ambiente di lavoro che Rebecchi vive la sua prima grande esperienza politica e sindacale. Nell'estate del 1911 a poche settimane dall’inizio della guerra italo-turca l’industria mineraria e siderurgica nazionale di cui l'ILVA è parte fondamentale vara un’operazione di riassetto e fusione con la creazione del Consorzio ILVA – composto da sei imprese siderurgiche nazionali –, che si prepara a ottenere larghi guadagni grazie alla produzione bellica. La sospensione dell’indennità per i lavoratori del reparto laminatoi costringe i lavoratori di Piombino a entrare in sciopero nel luglio 1911, mentre a Portoferraio è per la riduzione degli addetti alle squadre di colata della ghisa che i lavoratori entrano in agitazione. Alla protesta si uniscono anche i marinai elbani. La risposta immediata del Consorzio è la serrata con numerosi licenziamenti, mentre a più riprese le autorità di polizia intervengono a reprimere gli scioperanti. Lo sciopero si conclude dopo 135 giorni con una pesante sconfitta per i lavoratori e con oltre mille licenziati e riduzioni di paghe. Tra gli operai licenziati c'è il giovane Rebecchi che negli anni successivi è costretto per sopravvivere a svolgere vari mestieri fino a quando lo scoppio della Grande guerra non gli riapre le porte della fabbrica.
In questi anni Rebecchi non diminuisce la sua attività politica tanto che nel primo dopoguerra è chiamato a ricoprire l'incarico di membro dell'esecutivo provinciale della Federazione giovanile socialista. Nel 1918, «operaio militarizzato» è denunciato dalle autorità per «incitamento alla guerra civile» e successivamente è «assolto per sopravvenuta amnistia». Nominato segretario della FGS della provincia di Pisa, che ha sede a Piombino, l'organizzazione tra il 1919 e il 1920 vede crescere i propri affiliati da 561 a oltre 700. Rebecchi è relatore al Congresso regionale toscano del PSI, che si svolge a Firenze il 31 agosto 1919 («La Fiamma», 7 ottobre 1919). Il circolo giovanile socialista di Piombino, di cui Rebecchi è uno dei principali animatori, partecipa in quel periodo anche al Congresso dei giovani socialisti della provincia di Grosseto sostenendo la mozione massimalista. Tale partecipazione dimostra come l'attività del gruppo giovanile piombinese diretto dal giovane dirigente travalica i confini provinciali influenzando anche i circoli dei territori contigui. Rebecchi, nonostante la giovane età, è divenuto un militante autorevole, attivo in campo sindacale, rappresentante del reparto Alto Forno al 1° Congresso della CdL confederale, verrà poi eletto nella Commissione interna («La Fiamma», 11 aprile 1920). Alla fine dell’anno Rebecchi insieme a Trieste Millanfranchi, Federigo Paradisi, Giovanni Bertozzi, Baldo Marzocchi ed altri costituisce, all’interno della FGS, il gruppo comunista («La Fiamma», 21 novembre 1920).
A fine anno al congresso della sezione socialista di Piombino il gruppo comunista raccoglie i primi risultati del lavoro svolto, ottenendo 31 voti a fronte dei 98 della frazione comunista unitaria e dei tre della frazione ispirata da D’Aragona e Baldesi («La Fiamma», 12 dicembre 1920). Va ascritto a Rebecchi il merito, con il suo impegno e determinazione, della conquista alla causa comunista di gran parte dei giovani socialisti della provincia di Pisa. Dal 15 al 21 gennaio 1921 partecipa in qualità di delegato della sezione della Città del ferro al 17° congresso del PSI a Livorno. È presente alla costituzione del PCd'I ed è tra i fondatori della sezione del partito a Piombino, che si costituisce il 31 gennaio 1921 ‒ la nascita verrà poi formalizzata in una successiva riunione del 24 febbraio ‒, di cui ricopre l'incarico di vicesegretario. Alla nascita della sezione di Piombino seguiranno poco dopo anche la costituzione delle sezione di Rio Marina nell'Isola d'Elba (2 febbraio), Scarlino (9 febbraio), Follonica (18 febbraio) e Massa Marittima (23 febbraio). Quelle tra gennaio e marzo del 1921 sono settimane intense dal punto di vista di Rebecchi, il suo nome figura tra i principali organizzatori del primo convegno dei comunisti pisani che si svolge nel capoluogo il 27 febbraio 1921 e poi, il 6 marzo 1921, del congresso della Federazione provinciale.
Il 1° maggio 1921 Rebecchi è oratore ufficiale al comizio unitario dei sindacati a Piombino insieme con Torquato Baglioni, l’onorevole Carlo Zanzi e Camillo Montanari [?] in rappresentanza del PSI, di Giulio Bacconi, anarchico e rappresentante della CdL sindacalista. Alle elezioni politiche di maggio i comunisti raccolgono a Piombino 887 volti a fronte del 1159 raccolti dai socialisti. Di fatto sono la seconda forza popolare della Città del ferro e questo significativo risultato va imputato in gran parte al lavoro politico organizzativo svolto da Rebecchi. Alla fine di luglio Rebecchi partecipa alla fondazione del gruppo locale degli arditi del popolo che da subito devono affrontare l'arroganza e la violenza delle prime squadre fasciste nelle cui file ora milita anche Millanfranchi ex sovversivo, uno dei principali animatori del primo nucleo dei comunisti piombinesi. Nei mesi successivi Rebecchi, insieme agli altri militanti della sezione piombinese del PCd'I, organizza una conferenza pubblica cui partecipa Umberto Terracini (8 ottobre) e poi un’altra con Francesco Misiano (14 ottobre). Il 18 febbraio 1922 il Pretore di Campiglia Marittima condanna Rebecchi a due mesi di detensione e 200 lire di ammenda per «porto abusivo di rivoltella». Nei mesi successivi Rebecchi organizza altre riunioni di propaganda e d'organizzazione tra le quali a metà marzo del 1922 anche una conferenza di Luigi Repossi all'epoca deputato e membro del Comitato esecutivo nazionale del partito («Il Messaggero toscano», 21 marzo 1922). Il prestigio e la forza della sezione piombinese del PCd'I viene riconosciuto anche sul piano nazionale tanto che, dopo il disfacimento delle organizzazioni economiche e politiche della provincia grossetana a causa dei ripetuti attacchi fascisti, la direzione del partito decide di trasformare la circoscrizione di Piombino in Federazione, attribiendo all'organizzazione locale il compito di promuovere iniziative sul piano politico e di difesa («L'Ordine nuovo, 4 aprile 1922).
Rebecchi però è ormai nel mirino delle autorità di polizia e soprattutto dei fascisti piombinesi che ora forti delle vittorie conseguite nei territori limitrofi si stanno apprestando all'attacco alla Città del ferro. Il giovane dirigente comunista per la sua intensa militanza politica e sindacale è ancora una volta licenziato e i fascisti, dopo la marcia su Roma e la presa di Piombino, tentano in diverse circostanze di eliminarlo. Rebecchi, che condivide le sue scelte politiche con la moglie Clara, ospita nella sua casa più volte militanti antifascisti che sono costretti a nascondersi per le persecuzioni delle autorità e dei fascisti. Anche lui con la sua famiglia alla fine è costretto a lasciare Piombino e per alcuni mesi, su incarico del partito, si sposta nell'alto Lazio per curare la propaganda e l'organizzazione.
Nel 1923 si trasferisce a Torino dove riesce a farsi assumere alla FIAT come «maestro di forno». Nella Città della Mole, dove è consistente la presenza di operai provenienti dalla Toscana e dalla stessa Piombino, continua la sua militanza sia nel partito che nell'organizzazione sindacale. Fa parte del circolo «1° maggio» svolgendo un'attiva propaganda tra i suoi compagni di lavoro. Dopo il varo delle leggi eccezionali e la messa al bando del PCd'I come di altre forze di opposizione Rebecchi si occupa della propaganda clandestina. Il 10 aprile 1931 è arrestato insieme ad un consistente gruppo di militanti, tra i quali spicca il nome di Pietro Secchia, tutti accusati di riorganizzazione del PCd'I in Piemonte e in Liguria e denunciato al Tribunale speciale ma alla fine del gennaio del 1932 è prosciolto dalle accuse per insufficienza di prove e liberato. L'arresto, comunque, ha un'immediata ripercussione sulla vita privata di Rebecchi che dopo aver essere uscito dal carcere e ripreso il lavoro presso le acciaierie della FIAT è sottoposto al vincolo dell'ammonizione. Successivamente è licenziato e per sopravvivere deve sbarcare il lunario arrangiandosi con piccoli lavori e vivendo in povertà. In occasione del decennale della marcia su Roma Rebecchi è prosciolto dai vincoli dell'ammonizione ma è, comunque, sottoposto da parte delle autorità di polizia ad un'attenta vigilanza.
Alla fine del 1937 decide di trasferirsi a Milano dove trova un impiego nell’industria siderurgica Breda di Sesto S. Giovanni. Le autorità di polizia continuano a tenerlo sotto sorveglianza speciale, lo ammoniscono e lo diffidano a intrattenere relazioni con altri soggetti schedati. Questo assiduo controllo durerà fino ai primi mesi del 1943.Nonostante la vigilanza delle autorità Rebecchi in fabbrica prende contatto con la cellula clandestina che opera nella fonderia occupandosi di raccogliere fondi per il Soccorso rosso e per la propaganda. Dopo la caduta del regime fascista partecipa alla costituzione dei primi nuclei di resistenti prendendo parte a tutte le principali agitazioni operaie nell’area di Sesto S. Giovanni. Milita nella 108^ Brigata Garibaldi SAP e dopo la Liberazione è nominato nella Commissione Interna dello stabilimento Breda. Nei primi anni del Secondo dopoguerra è sempre partecipe alle agitazioni operaie soprattutto quelle «contro la smobilitazione» e per questo suo impegno nel 1951, per la terza volta nella sua vita, è nuovamente licenziato. Rebecchi continua la sua militanza politica nel nuovo PCI prima nella sezione "Bandiera" poi in quella "Lavagnini" e successivamente ricopre incarichi dirigenziali nel Sindacato pensionati della CGIL. S'ignorano luogo e data di morte. (M. Bacchiet e F. Bertolucci)
Fonti
Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; Il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato. Decisioni emesse nel 1932, Roma, Ufficio storico dello SME, 1986, pp. 43 e 55; Fondazione Istituto per la Storia dell'Età Contemporanea (ISEC), Biografie di partigiani, b. 5, fasc. 1, Biografie di Ruggero Rebecchi ... [et al.].
Bibliografia
Antifascisti nel Casellario Politico Centrale, 18 voll., Roma, 1989-1994, v. 15, p. 349; P. Bianconi, Il movimento operaio a Piombino, Firenze La nuova Italia, 1970, ad indicem; P. Favilli, Capitalismo e classe operaio a Piombino 1861-1918, Roma, Editori riuniti, 1974; I. Tognarini, Fascismo, antifascismo, resistenza in una città operaia: 1. Piombino dalla guerra al crollo del fascismo, Firenze, CLUSF, 1980, pp. 39-42.