TADDEI, Guglielmo
Intestazione di autorità
- Intestazione
- TADDEI, Guglielmo
Date di esistenza
- Luogo di nascita
- Metato
- Data di nascita
- 16 novembre 1869
- Luogo di morte
- Pisa
- Data di morte
- 19 agosto 1950
Attività e/o professione
- Qualifica
- Meccanico
- Qualifica
- Biciclettaio
Nazionalità
- Italiana
Biografia / Storia
Nasce a Metato frazione di San Giuliano Terme il 16 novembre 1869, da Ranieri e Adele Bronzini, meccanico. Risiede a Pisa nel quartiere di San Michele degli Scalzi e nel 1894 sposa Silvia Sbrana. Non sappiamo molto della sua formazione politica ma presumibilmente matura la sua scelta di abbracciare le idealità socialiste sul finire del secolo frequentando il milieu sovversivo della città e quando, anche a Pisa, si costituisce la federazione locale del PSI. La Prefettura di Pisa lo descrive in uno dei primi documenti come persona «di carattere burbero e altezzoso» da tenere sotto sorveglianza per la sua continua attività di propaganda. Durante il Primo conflitto mondiale come molti altri esponenti del socialismo locale è decisamente neutralista dichiarando sul periodico «La Fiamma» dell’Unione socialista pisana nel numero del 25 aprile 1915: «quando l’aggredito e l'aggressore [...] provano di essere il verme roditore delle ossa del proletariato, è perfettamente lo stesso [...] la guerra secondo me è un'invenzione dei ricchi, e la rivoluzione è un tentativo dei poveri; quindi l’una è in antagonismo all’altra [...] nei nostri comizi abbiamo sempre gridato forte: abbasso la guerra, abbasso gli armamenti. Chi è socialista contro la guerra in tempo di pace [...] lo deve essere anche in tempo di guerra borghese, altrimenti non è mai stato socialista».
Il 5 settembre 1918 il figlio Astro, militare, muore per cause mai chiarite in un ospedale da campo. Quando Taddei riesce a raggiungere la località dove il figlio è deceduto trova che è già stato seppellito nel "rispetto di una circolare ministeriale del 12 luglio 1918" che impone ai capitani degli ospedali di comunicare ai familiari solo dopo che sono trascorse le 24 ore dal decesso. A seguito di questo fatto, su sollecito della Federazione socialista pisana, i deputati Costantino Lazzari e Giuliano Corsi presentano un'interrogazione parlamentare al Ministro della guerra per indagare le modalità di applicazione della circolare nel caso di Astro Taddei e per richiedere all’esercito la restituzione degli oggetti personali, tra questi alcuni studi ed esperimenti di carattere elettrotecnico, non consegnati alla famiglia.
Negli anni 1919-1920 Taddei è un attivo militante socialista e sindacale, nel 1920 è iscritto alla sezione pisana della «Lega proletaria dei reduci di guerra» di cui è membro del Consiglio direttivo. Rappresenta la Lega al congresso provinciale della Camera del lavoro confederale nel luglio del 1920 e durante i lavori congressuali fa approvare un ordine del giorno che impegna la CdL «a dare tutta la propria solidarietà morale ed economica alla organizzazione dei mutilati, invalidi ecc., affinché nella fusione più fraterna degli sforzi sia resa possibile la conquista dei giusti diritti dei sacrificati in guerra agli interessi del capitalismo».
Nel 1921 con la nascita del PCd’I aderisce al nuovo partito mantenendosi in contatto con i più influenti comunisti locali. Riceve stampe e giornali sovversivi dall'intero territorio nazionale ma, secondo le autorità di polizia, non è «capace di tenere conferenze» nonostante prenda parte, in qualità di relatore, a molte manifestazioni e comizi che si svolgono in città e nell’intera provincia. Nel maggio del 1921 il suo nome appare nelle liste dei candidati comunisti per le elezioni politiche per la Camera dei deputati per la circoscrizione di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara. Non viene eletto benché raccolga 687 preferenze.
Nel 1921, pochi mesi dopo la costituzione della federazione provinciale del PCd’I, a seguito della sostituzione di Malvezzi, coadiuva il ventunenne Carlo Cimini nella carica di segretario e nel 1922 assume la carica di segretario della sezione comunista di Pisa. Promotore di varie sottoscrizioni «pro Russia» è abbonato al periodico «Il Comunista» organo del PCd’I. Nel giugno del 1922 è chiamato a far parte, insieme a Carlo Cimini, del Comitato esecutivo della federazione interprovinciale livornese e pisana guidata da Ilio Barontini. Nel settembre del 1925 è denunciato per raccolta di fondi per il giornale «l'Unità».
Durante i primi anni del regime fascista la sua casa è spesso oggetto di perquisizioni e la polizia trova frequentemente tessere e propaganda comunista, «senza tener conto del momento briga ai danni della Nazione esercitando attiva propaganda per attirare satelliti nel partito comunista». Durante una di queste perquisizioni, nel giugno del 1926, è rinvenuta una somma riconducibile, secondo le autorità di polizia, ad una raccolta di aiuti del Soccorso rosso per Enrico Cammeo, padre di Carlo il ventiquattrenne maestro elementare, segretario della federazione socialista pisana e direttore del periodico «L'Ora nostra» ucciso dai fascisti, il 13 agosto 1921, nel cortile della scuola elementare davanti agli occhi dei propri alunni. Taddei per queste sue attività è condannato al confino a Lipari e durante questo periodo è denunciato al Tribunale Speciale dello Stato con l'accusa di ricostituzione del Partito comunista. L'accusa, che vede tra gli indiziati anche Guido Picelli, è di aver costituito, in contatto con il Comitato centrale, una sezione comunista proprio nell’isola di Lipari, di aver tenuto riunioni e aver costituito una cassa assistenziale tra confinati della quale è accusato di essere uno dei quattro militanti che ne costituiscono il Direttivo. Per questo è detenuto per alcuni mesi nel carcere di Siracusa e una volta liberato è condotto di nuovo a Lipari dove rimane fino a novembre del 1929.
Rientrato a Pisa è strettamente vigilato e arrestato nel dicembre del 1930 in occasione delle nozze del principe ereditario. È fortemente sospettato di continuare a professare idee comuniste e per questo continuamente controllato per tutti gli anni trenta, anni nei quali esercita l’attività di meccanico in una officina di riparazioni di biciclette sul Lungarno Mediceo. In una nota della prefettura di Pisa del 1934 è ancora segnalato come pericoloso antifascista insieme ad altri pisani tra cui il rivenditore di mobilia Giuseppe Zanardi, Gemma Casini vedova Ardinghi che gestisce una merceria in centro città, gli anarchici Alfredo Baldacci, che gestisce una trattoria in Piazza San Paolo all’Orto, il pescivendolo Ruffo Sarti, il barbiere Giuseppe Falciani e Renato Barsanti gestore di un bar in piazza Garibaldi.
Nel 1935, nonostante un'età già avanzata, è ancora sospettato di attività sovversiva, in quanto la polizia intercetta una cartolina dal testo equivoco, a lui inviata da Oneglia di Imperia, con la quale un certo «Berto» si rammarica di non essere riuscito ad andare, con Taddei, «a fare una capatina a Empoli da certi nostri amici, ma come vedi con questi tempi difficili i progetti vanno tutti in fumo». Mittente della cartolina risulta poi essere l’anarchico Umberto Seidenari, modenese di nascita ma residente a Genova, conosciuto al confino a Lipari. Nell’agosto del 1937 Taddei è fermato per misure di pubblica sicurezza in quanto frequenta assiduamente compagnie sovversive antifasciste. Il 28 marzo 1939 in occasione dell'entrata delle truppe franchiste a Madrid, sollecitato da una guardia municipale, si rifiuta di esporre la bandiera spagnola fuori dalla sua officina facendo intendere alla stessa guardia che «la vittoria dei franchisti non lo riguarda». Durante tutti gli anni del regime fascista Taddei trova rifugio e serenità solo nello studio e nella lettura e soprattutto nella poesia e nei racconti in vernacolo sua vera passione che lo fa diventare un personaggio popolare non solo a Pisa ma anche nelle zone limitrofe.
Terminato il Secondo conflitto mondiale riprende la sua attività nel nuovo partito e dal 1946 ricopre la carica di consigliere comunale del PCI, incarico che curerà fino alla morte. Muore a Pisa il 19 agosto 1950. La città di Pisa, nel 1981, a seguito di una petizione popolare, gli ha dedicato una strada con la seguente motivazione: «Vernacolista pisano [...] Figura luminosa di antifascista più volte martoriato dalle squadracce nere. Esercitava la professione di biciclettaio prima in via del Borghetto, poi in Lungarno Mediceo. Fu condannato alla galera e confinato a Lipari. Fu consigliere comunale per il gruppo comunista dal 1946 alla sua morte provocata da una malattia (tisi) contratta al forzato confino». (M. Bacchiet)
Fonti
Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; Tribunale Speciale dello Stato, b. 126, f. 1316 «Molinari Pompilio ed altri. Volume 1º (Istruttoria preliminare)»; Ib., b. 127, f. 1316 «Cartelle biografiche e informazione sugli imputati. Volume VI»; Le atrocità della guerra, «L'Ora nostra», 14 agosto 1920; Sul movimento cooperativo, «L'Ora nostra» 31 Luglio 1921; Pisa, Archivio storico comunale, Delibera di Giunta n. 270, 26 giugno 1981.
Bibliografia
Opere di Taddei in vernacolo: La Musia Pisana: dialogo in vernacolo. Incontro tra Memmo il Pisano e Pietro il Livornese, Pisa, U. Giardini, 1935; Sotto l'oriolo di Ponte. Sonetti in vernacolo pisano moderno e in lingua italiana, Pisa, Giardini, 1936; La ripresa: in vernacolo pisano, Pisa, U. Giardini, 1948.
Opere su Taddei: R. Vanni, La Resistenza dalla Maremma alle Apuane, Pisa, Giardini, 1972; Antifascisti nel Casellario Politico Centrale, 18 voll., Roma, 1989-1994; La Camera del lavoro di Pisa 1896-1922. Atti e documenti, a cura di F. Bertolucci, con un saggio introduttivo di A. Marianelli, Pisa, CGIL, 1990; G. Dinucci [a cura di], La Camera del lavoro di Pisa (1896-1980). Storia di un caso, Pisa, ETS, 2006; G. Fulvetti, Gianluca e S. Gallo, Antifascismo, guerra e resistenza a San Giuliano Terme, Pisa, ETS, 2014; M. Bacchiet, Le origini del Partito Comunista d’Italia nella provincia pisana, in ToscanaNovecento, https://www.toscananovecento.it/custom_type/le-origini-del-partito-comunista-ditalia-nella-provincia-pisana, consultato il 3 dic. 2023.