VIVIANI, Vasco
Intestazione di autorità
- Intestazione
- VIVIANI, Vasco
Date di esistenza
- Luogo di nascita
- Pisa
- Data di nascita
- 26 luglio 1900
- Luogo di morte
- Pisa
- Data di morte
- 10 luglio 1923
Attività e/o professione
- Qualifica
- Operaio ceramista
Nazionalità
- Italiana
Biografia / Storia
Nasce a Pisa il 26 luglio 1900, da Giuseppe e Maddalena Tinagli, operaio ceramista. Persi i genitori in giovane età trascorre l'infanzia all'orfanotrofio pisano della «Qualquonia». Fra i primi diffusori pisani de «l'Ordine Nuovo», nel 1921 aderisce al PCd'I. È uno dei primi protagonisti della lotte al fascismo e attivo nella della campagna a sostegno dell’innocenza di Sacco e Vanzetti. Amico personale del comunista pisano Guglielmo Taddei è tra i promotori dello sciopero dei ceramisti del 1921. Fa parte degli Arditi del Popolo e, come lo ricorda l’amico Aroldo Bertini testimone dell’omicidio, «con il suo carattere leale, di vero comunista, era portato a dibattere e discutere i problemi del movimento operaio e del socialismo».
Nel giugno del 1923 a Pisa si registrano vari scontri tra fascisti e antifascisti, ai quali partecipa Viviani, questo sembra essere il motivo che scatena la reazione fascista sulla sua persona. La sera del 9 luglio 1923 Viviani si reca con Aroldo Bertini (all’epoca anarchico) al Caffè Menichetti sul viale delle Piagge a Pisa, quando una nucleo di squadristi, composto da cinque elementi lo avvicina e uno di questi, certo Menna, puntandogli una pistola alla gola, lo invita ad uscire dal Caffè. Una volta fuori, i fascisti, tra questi i noti picchiatori Fellini e Frassi, lo aggrediscono colpendolo con calci e pugni alla testa. Barcollante, Viviani cerca di fuggire verso la corte della propria abitazione, ma uno dei fascisti, Frassi, lo colpisce con una revolverata alle spalle. Trasportato all’ospedale viene visitato dai dottori Ferrante e Vanelli, noti simpatizzanti del nascente regime, che dichiarano che la «pallottola maliziosa» si è fermata al costato, pertanto Viviani non è in pericolo perché «i comunisti non muoiono». La dottoressa Lazzeri invece, appena visitato il paziente, si consulta con il marito, il dottor Colombini, e dà la giusta diagnosi: il proiettile ha perforato lo stomaco. Viviani muore il 10 luglio del 1923 dopo un giorno di agonia. Dopo i funerali i suoi compagni lanciano una sottoscrizione pubblica per l’erezione di un cippo marmoreo sulla tomba, che viene distrutto dai fascisti subito dopo la posa.
Successivamente alla fine della Seconda guerra mondiale l’omicidio di Viviani viene denunciato all’Autorità giudiziaria e la Procura Generale della Corte di appello rinvia a giudizio Frassi come autore materiale del fatto e gli altri come complici in omicidio. Il processo si svolge a Perugia e l’avvocato Gattai, difensore di fiducia di Frassi, porta a deporre i noti fascisti pisani Morgan, Adami e Leoni e una falsa testimonianza per convincere la giuria che l’unico colpevole è il fascista Rota, deceduto anni prima. La vedova di Rota però smaschera la falsa testimonianza e Frassi viene condannato a tredici anni di reclusione, anche se, come scrivono i comunisti di Porta a Piagge in un ricordo pubblicato su «Il Lavoratore» del 27 giugno 1953 «lo vediamo scorrazzare per le vie di Pisa come se nulla avesse commesso».Arnoldo Bertini nella sua lettera inviata a «l’Unità», durante la ricorrenza di un anniversario della morte, ricorda Viviani con queste parole: «Un comunista aveva pagato con la sua giovane vita la difesa di quegli ideali di verità che i fascisti pensavano di poter definitivamente distruggere con la violenza e la ferocia. Nel quarantesimo della sua morte ho voluto ricordare la sua figura di combattente antifascista perché sia di esempio a tutti i giovani democratici». La sezione del PCI di Porta a Piagge, dalla data di costituzione, ha portato il nome di Vasco Viviani e la città di Pisa, nel luglio del 1947, gli ha dedicato una strada nel quartiere di Porta a Piagge con la seguente motivazione: «Morto nel 1923. Martire della libertà, caduto durante le lotte politiche al tempo dell’avvento del fascismo». (M. Bacchiet)
Fonti
La figura di Vasco Viviani, martire dell'antifascismo pisano, «Il Lavoratore» Settimanale delle Federazione comunista pisana. 27 giugno 1953; A. Bertini In memoria del compagno Vasco Viviani, sulla rubrica Lettere all’Unità, «l’Unità», 9 luglio 1963.
Bibliografia
R. Vanni, Fascismo e antifascismo in provincia di Pisa dal 1920 al 1944, Pisa, Giardini, 1967, ad indicem; M. Canali, Il dissidentismo fascista. Pisa e il caso Santini, 1923-1925, Roma, Bonacci, 1983; Ora e sempre Resistenza. Testimonianze dei protagonisti e documenti, Pontedera, Bandecchi e Vivaldi, 1995.