Biblioteca Franco Serantini

​TURCINOVICH (Turcino), Nicola

Tipologia Persona

Intestazione di autorità

Intestazione
​TURCINOVICH (Turcino), Nicola

Date di esistenza

Luogo di nascita
Rovigno
Data di nascita
August 21 1911
Luogo di morte
Genova

Biografia / Storia

Nasce a Rovigno d’Istria (Pola, Austria-Ungheria) il 21 agosto 1911 da Giuseppe e Maddalena Malusà, marittimo. Frequenta solo le scuole elementari, ma è dotato, secondo il Cenno biografico della Prefettura di Pola, “di intelligenza sveglia”. Entra giovanissimo in contatto con gli ambienti operai libertari di Rovigno, attivi già alla fine dell’Ottocento.

Nell’agosto del 1927 si imbarca come marittimo sul piroscafo Belvedere e giunto a Buenos Aires, diserta. In Argentina esercita ogni sorta di mestieri e ha occasione di prendere contatti con il movimento anarcosindacalista della FORA, nel quale militano vari istriani, tra i quali Francesco Depangher e Giuseppe Pesel (poi combattenti in Spagna). Nel dicembre del 1929 viene condannato, dal Tribunale di Pola in contumacia, a sei mesi di carcere per diserzione marittima. Rientra in Europa, clandestinamente, nel 1930 per sfuggire alla repressione scatenata dopo il colpo di Stato del generale Uriburu. Dopo essere sbarcato ad Anversa, si stabilisce a Parigi dove si occupa come muratore e si segnala presto come uno dei militanti italiani esiliati più attivi. Espulso l’anno successivo perché privo di documenti, T. si reca in Spagna e si stabilisce a Barcellona. Qui, nel periodo ricco di fermenti e agitazioni sociali che segue la caduta della monarchia, T. prende parte attiva alle lotte nelle fila della cnt, come decine di italiani, tra i quali Gigi Damiani e Dario Castellani.

Nel settembre del 1931 partecipa alla difesa armata del Sindacato della Costruzione in Barcellona, assaltato dalla polizia. In seguito a ciò viene arrestato e incarcerato sulla nave prigione “Antonio López” e quindi a Matarò. A fine febbraio del 1932 tenta di evadere, insieme agli anarchici italiani Luigi Sofrà ed Egidio Bernardini, ma il loro piano, già avviato, è scoperto. Nel febbraio del 1933, dopo un’intensa campagna di solidarietà sviluppata dalla CNT, è liberato, espulso dal paese e condotto alla frontiera francese, insieme al triestino Bernardini e alla sua compagna Livia Ballinari, impegnata nelle mobilitazioni per la liberazione degli italiani detenuti. Nel marzo del 1933 è segnalato da un rapporto del ministero degli esteri a Bruxelles, in partenza per l’Olanda, ma nel maggio dello stesso anno è nuovamente a Barcellona. Qui è arrestato per contravvenzione al decreto di espulsione e in quanto, secondo una nota del Consolato italiano della capitale catalana, “facente parte di una banda di delinquenti che aggredivano a mano armata i cittadini per derubarli”. Nel dicembre dello stesso anno partecipa ad una evasione di massa - insieme ad altri cinquanta detenuti - dal carcere Modelo di Barcellona, ma è fermato qualche giorno dopo.

Il 28 febbraio 1934 è nuovamente arrestato per “attentato contro gli agenti della forza pubblica” e, nell’occasione, le sue foto segnaletiche e le impronte digitali, sono trasmesse dalla Dirección General de Seguridad alla polizia fascista italiana. Il 12 settembre dello stesso anno è espulso e accompagnato alla frontiera portoghese, ma con uno stratagemma torna in Spagna, dove viene segnalato a Valencia, mentre risulta iscritto nella Rubrica di frontiera italiana per l’immediato arresto. Allo scoppio della guerra si sposta a Barcellona dove contribuisce, anche grazie ai precedenti rapporti con il movimento spagnolo, alla costituzione della Sezione Italiana della Colonna Ascaso della CNT-FAIb, talora citata come “Colonna Rosselli”. È con il contingente di circa un centinaio di antifascisti italiani, in maggioranza anarchici, che dalla caserma Bakunin (ex Pedralbes) si dirige verso il fronte aragonese. Qui partecipa alla battaglia vittoriosa di “Monte Pelato” (altopiano della Galocha), nei pressi di Huesca, nella quale muore anche Fosco Falaschi, proveniente dall’Argentina. Dopo i “Fatti di Maggio” barcellonesi, si trasferisce a lavorare presso varie collettività agricole libertarie attorno a Valencia (come riferisce nell’interrogatorio reso alla Questura di Pola nel giugno 1941 e da questa giudicato “reticente”). Alla caduta dell’ultima resistenza repubblicana si trova ad Alicante, dove assiste all’arrivo delle navi fasciste italiane invece delle navi inglesi, attese per l’evacuazione di migliaia di soldati e di civili: la tragedia culmina con suicidi collettivi. Riesce a sfuggire dalla detenzione corrompendo un sorvegliante e raggiunge Valencia e poi Madrid, dove si rifugia a casa di un fascista al quale aveva salvato la vita nei primi mesi della guerra civile. Qui rimane in clandestinità lavorando saltuariamente come verniciatore, ma nel marzo 1941 è arrestato, su denuncia del suo ospite, e riesce, con notevole fortuna, a venir estradato in Italia. Qui giunto, viene incarcerato, interrogato a Pola (dove nell’occasione il cognome è forzatamente “italianizzato” in Turcino) e quindi assegnato per cinque anni di confino, che inizia a scontare a Ventotene, dove incontra centinaia di compagni.

Dopo il 25 luglio 1943 è internato nel campo di Renicci d’Anghiari (AR) con altre decine di anarchici ritenuti “pericolosi” dal governo di Badoglio ed è infine liberato ai primi di settembre, poco prima dell’arrivo dei nazisti al campo. Con mezzi di fortuna ritorna in Istria dove partecipa alla lotta partigiana nelle formazioni slave al comando di Tito. Gravemente minacciato dai partigiani titini per le proprie idee e posizioni anarchiche si rifugia a Genova. Qui si occupa allo stabilimento Ansaldo S. Giorgio come carrellista e prende immediatamente contatto con il movimento anarchico cittadino, partecipando all’attività cospirativa. È tra gli animatori ed organizzatori delle squadre libertarie d’azione ed è rappresentante comunista libertario nel CLN aziendale. In questo contesto T. diventa comandante della Brigata SAP Malatesta e poi dell’altra brigata anarchica cittadina, la Pisacane. Nel dopoguerra è uno degli esponenti più in vista del movimento anarchico genovese. Partecipa come delegato Federazione comunista libertaria ligure al Convegno Federazione comunista libertaria Alta Italia di Milano, nel giugno 1945, dove è tra i fondatori della Federazione Giovanile.

Nel 1946 si trasferisce a Venezia dove sposa Alberta Marchiori da cui, l’anno successivo, avrà la figlia Daniela. Uomo d’azione per il passato, T., schivo ma preparato, trova modo di affidare alla scrittura sugli organi di stampa libertaria le proprie riflessioni, specialmente riguardo l’esperienza spagnola. Tornato a Genova, nel 1954, riprende l’attività nel movimento anarchico genovese e partecipa a tutte le attività a livello cittadino ed è delegato della Federazione anarchica ligure al VII Congresso FAI di Rosignano del 1961 e ad altri convegni nazionali. Al Congresso di Carrara del 1965, conferma l’adesione alla FAI ed entra a far parte della Commissione di corrispondenza mentre assume la gestione della Libreria della FAI. Nel 1970 è tra i fondatori del Circolo “Armando Borghi” che raccoglie giovani avvicinatisi da poco all’anarchismo. Muore a Genova il 30 dicembre 1971. (G. Barroero – C. Venza)

Fonti

Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; [Necrologio], «Umanità nova», n. 2, 1972; Archivio Storico del Centro di Documentazione di Pegli, Verbali FCLL; ANPI, «Il Partigiano», Elenchi generali dei partigiani a cura della Commissione Accertamenti, Genova 1946-47.

Bibliografia:
Scritti di: Gli anarchici nella rivoluzione spagnola, «Volontà», n.5, 1952; vari artt. su «Umanità nova», tra cui Cose viste sulla guerra di Spagna, n. 34-35, 1961;

Scritti su: U. Tommasini, L’anarchico triestino, a cura di C. Venza, Milano 1984; Na+i +panjolski dobrovoljci, I nostri volontari di Spagna, Naši španski prostovoljci, Rijeka-Rovigno, 1988, pp. 336-341; La Spagna nel nostro cuore. 1936-1939, Tre anni di storia da non dimenticare, Roma 1996, ad nomen; Congressi e convegni della Federazione Anarchica Italiana. Atti e documenti (1945-1995), a cura di U. Fedeli e G. Sacchetti, Pescara 2001.

Codice identificativo dell'istituzione responsabile

181

Note

Paternità e maternità: Giuseppe e Maddalena Malusà

Bibliografia

2004

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