MOSSO, Pietro Carlo
- Petri (pseudonimo)
- Carlo
Intestazione di autorità
- Intestazione
- MOSSO, Pietro Carlo
Date di esistenza
- Luogo di nascita
- Asti
- Data di nascita
- 10 Gennaio 1893
- Luogo di morte
- Sessant
- Data di morte
- 29 Gennaio 1945
Attività e/o professione
- Qualifica
- Ingegnere
Nazionalità
- Italiana
Biografia / Storia
Nasce ad Asti il 10 gennaio 1893, da Giuseppe e Cecilia Berruti, ingegnere. Studia al liceo classico di Asti, dove ha come insegnante Annibale Pastore, importante figura di logico e di filosofo della scienza. Rimarrà in contatto per tutta la vita con Pastore, diventando anche suo assistente volontario presso l’ateneo torinese. Dopo gli studi liceali ad Asti, nel 1912, Mosso si trasferisce a Torino e si iscrive al Politecnico. Negli anni giovanili, si avvicina agli ideali anarchici, senza però prendere parte attiva al movimento. Nonostante questo, a partire dal 1914, compare tra i sovversivi schedati dalla polizia.
Nel 1915 è costretto ad interrompere gli studi per lo scoppio della guerra. Mosso si arruola nel 3° reggimento alpini dove consegue il grado di ufficiale. In questo stesso periodo acquisisce il brevetto aeronautico ed entra nell’Aviazione. Le sue convinzioni politiche preoccupano i comandi militari e si rende necessario un intervento di mediazione di Pastore stesso che garantisce presso il Prefetto di Torino per il suo allievo.
Nel 1919 riprende gli studi, fino al 1923, senza conseguire la laurea, che otterrà a Zurigo successivamente. Fra il 1919 e il 1920 pubblica una serie di articoli sulla stampa anarchica («Volontà» e «Umanità Nova»), nonché sull’«Ordine Nuovo» fondato da Gramsci, anch’egli allievo di Pastore (S.F. Romano, Antonio Gramsci, Torino, Utet, 1995). Nel 1920 entra a far parte del Comitato di Studi per i Consigli di fabbrica, ottenendo la stima e l’ammirazione di Gramsci stesso. Di Carlo Petri (pseudonimo con cui si firma sui giornali) Gramsci scrive: “nella redazione dell’Ordine Nuovo contiamo un comunista libertario: Carlo Petri. Col Petri la discussione è su un piano superiore: coi comunisti libertari come il Petri il lavoro in comune è necessario e indispensabile: essi sono una forza della rivoluzione”. (P.C. Masini, Antonio Gramsci e L’Ordine Nuovo visti da un libertario, Livorno, L’Impulso, 1955, pp. 22-23). Il saggio di Mosso sul sistema Taylor (pubblicato tra l’ottobre e il novembre 1919) riceve apprezzamenti anche da parte anarchica. Camillo Berneri, giudicandolo un “ottimo studio”, lo consiglia ai lettori di «Volontà» in un suo articolo del maggio 1920 (Problemi psicologici dell’organizzazione del lavoro, «Volontà», 16 maggio 1920).
Con l’avvento del fascismo Mosso si ritira da ogni attività politica. Per un certo periodo si trasferisce in Svizzera e, insieme con il fratello, è socio di una ditta di costruzioni di apparecchi per aeroplani. Nonostante questo viene continuamente vigilato dalla polizia. Nel 1924 pubblica Principii di logica del potenziamento (Torino, Fratelli Bocca, Collezione Biblioteca di filosofia teoretica).
Nel 1926 entra a far parte dell’Accademia pro Interlingua fondata da Giuseppe Peano, matematico, logico e studioso di glossopoiesi (C. S. Roero, Giuseppe Peano: matematica, cultura e società, L’Artistica, Savigliano, 2001).
Nel 1929 è oggetto di indagini di polizia poiché il suo nome e indirizzo compaiono in un’agenda dell’anarchico Camillo Berneri, copiata di nascosto da un informatore. Le indagini si concludono in un nulla di fatto dal momento che Mosso, “sebbene professante in passato idee libertarie, [è] persona di vasta cultura, tenuta in grande considerazione nel campo industriale e che da molti anni non dà luogo a rilievi per la sua condotta”. Per queste ragioni sarà definitivamente radiato dal novero dei sovversivi nel 1937, nonostante – almeno fino al 1936 – non risulti essere iscritto al PNF.
Nel 1932 è impiegato presso una ditta torinese di “costruzioni antigas” alle dipendenze del Ministero della Guerra. Nel 1939 pubblica Proposizioni di logica del potenziamento (in Annibale Pastore, Logica Sperimentale. Nuovi saggi di logica del potenziamento, calcolo psicofisico a tre variabili, applicazioni tecniche, Napoli, Rondinella. Collezione di studi filosofici. Serie teoretica 2).
Nel 1940, in qualità di ingegnere industriale, brevetta sistemi di costruzione di rifugi blindati («Gazzetta del Popolo», n. 289, 3 dicembre 1940).
Tra il 1940 e il 1944 scrive una serie di articoli di storia locale sul bollettino parrocchiale di Cerreto d’Asti («L’Amico». Bollettino Parrocchiale di Cerreto).
Nel 1943 si trova a Piovà Massaia, dove è proprietario di alcuni terreni e dove viene nominato podestà. L’anno successivo diviene commissario prefettizio per i comuni di Aramengo, Cocconato e Montafia. Nel corso del 1944, nei comuni soggetti alla sua giurisdizione, struttura una rete di cooperative agricole di produzione, le quali riceveranno giudizi positivi da Piero Carmagnola, partigiano attivo in diverse brigate garibaldine e autonome tra il giugno 1944 e il giugno 1945 (Piero Carmagnola, Vecchi Partigiani miei, Angeli, Milano, 2005, p. 128).
Nel giugno 1944, Mosso stesso scrive di queste esperienze su «Asti Repubblicana», settimanale repubblichino astigiano. Nell’ottobre dello stesso anno i partigiani del gruppo “Aldo Brosio”, una brigata di “Giustizia e Libertà” operante a Montafia, assalgono due autocarri tedeschi, provocando la morte di tre soldati tedeschi. Mosso, insieme con il vescovo astigiano Umberto Rossi e il parroco Secondo Gallino, intercedono presso il comando tedesco, evitando una rappresaglia a Montafia. In questo periodo Mosso risulta in contatto con la II brigata dei partigiani della Divisione Monferrato, al comando di Carlo Cotta, nome di battaglia “Gabriele”. Coadiuvato anche dal salesiano di origini uruguayane Josè Molas, Mosso si occupa di scambi di prigionieri (A. Giraudo, L’apporto dei salesiani nell’Italia lacerata dalla guerra 1940-1945, in Salesiani di Don Bosco in Italia, a cura di F. Motto, Roma, Las, 2011, pp. 291-323). Il 29 gennaio del 1945 i due, in compagnia di una terza persona, si recano ad Asti per trattare uno scambio di prigionieri. Sulla strada del ritorno, all’altezza di Sessant, il mezzo dove si trovano i tre, viene fatto oggetto di un mitragliamento aereo che causa la morte dell’ingegnere di Cerreto (Giuseppe Molas, Sulla strada per Sessant, in «Maria Ausiliatrice», n. 7, 1945).
Per queste attività, di protezione della popolazione locale e di collaborazione con il movimento di Liberazione, Mosso conseguirà nel maggio del 1946 la qualifica di partigiano combattente. A riprova della sua attività vengono acclusi tre diversi documenti. Il primo è la dichiarazione del comandante di Divisione “Gabriele”: “l’ing. Mosso ha prestato la sua opera con slancio e abnegazione- incurante dei rischi che correva. Ha dato la sua vita per la Causa nell’adempimento al suo servizio”. Il secondo è una relazione scritta del vice brigadiere dei carabinieri di Cocconato: “il Mosso era in quell’epoca Podestà del comune di Piovà Massaia, commissario dei comuni di Aramengo-Cocconato-Montafia, il quale era ben visto da tutta la popolazione, ottimo collaboratore delle formazioni partigiane. Risulta che più volte con il suo modo di fare abbia evitato nei paesi vandalismi da parte delle truppe nazi-fascisti [sic]. Tutt’ora dalle popolazioni da lui amministrate, è ricordato come un benefattore e ottimo Patriota, i quali confermano il suo attaccamento al dovere per la guerra di liberazione”. La terza è una dichiarazione fatta sotto giuramento, davanti al Sindaco di Piovà Massaia, da quattro cittadini che erano entrati in contatto con Mosso e che confermano la sua attività resistenziale. Testimonianze di stima nei confronti di Mosso vengono anche da Raimondo Luraghi, partigiano e professore universitario, che nel suo Eravamo Partigiani, definisce l’ingegnere di Cerreto: “straordinaria persona [...] vecchio antifascista [...] rimpianto e ricordato da tutti” (R. Luraghi, Eravamo partigiani, Milano, BUR, 2005, p. 208). A Cerreto d’Asti è intitolata a Mosso la piazza adiacente al Municipio ed il suo nome, corredato da foto commemorativa, figura in una lapide dedicata ai “Cerretesi caduti per la guerra di Liberazione”. (Werther Spessa)
Fonti
Archivio dello Stato di Asti (ASAT), Prefettura, Gabinetto, mazzo 75; Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; Archivio Centrale dello Stato (ACS); Fondo Ricompart, ad nomen.
Codice identificativo dell'istituzione responsabile
- 181
Note
La ricostruzione della biografia completa di Mosso è stata possibile grazie al preziosissimo lavoro precedentemente svolto da Tobia Imperato e da Gianpaolo Fassino.
Bibliografia
Scritti di carattere politico di Mosso: Carlo Petri, Borghesia e produzione in regime comunista, «L’Ordine Nuovo», a. 1, n. 5, 7 giugno 1919, pp. 36-37. Carlo Petri, Recensione a Émile Vandervelde, Le Socialisme contre l’Etat: problèmes d’après-guerre, Paris-Nancy, Berger-Levrault, 1918, «L’Ordine Nuovo», a. 1, n. 7, 21 giugno 1919, pp. 53-54. Carlo Petri, Comunismo anarchico, «L’Ordine Nuovo», a. 1, n. 11, 26 luglio 1919, p. 86. Carlo Petri, Suggelli ad una polemica [con Palmiro Togliatti] sullo stato e sull’anarchia, «L’Ordine Nuovo», a. 1, n. 16, 30 agosto 1919, p. 126. Carlo Petri, Il sistema Taylor e i Consigli dei produttori, I, Cenni di logica dei sistemi socialisti e anarchici, «L’Ordine Nuovo», a. 1, n. 23, 25 ottobre 1919, p. 178. II, Il sistema Taylor e l’organizzazione scientifica del lavoro, «L’Ordine Nuovo», a. 1, n. 24, 1° novembre 1919, pp. 188-189; III, Esame di alcuni concetti del taylorismo, «L’Ordine Nuovo», a. 1, n. 25, 8 novembre 1919, pp. 197-198; IV, L’organizzazione dei Consigli, «L’Ordine Nuovo», a. 1, n. 26, 15 novembre 1919, pp. 205-206; V, La scuola, «L’Ordine Nuovo», a. 1, n. 27, 22 novembre 1919, pp. 209-210; ripubblicato in Taylorismo e fascismo. Le origini dell’organizzazione scientifica del lavoro nell’industria italiana, a cura di Francesco Steri, Roma, Editrice Sindacale Italiana, 1979, pp. 29-52. Carlo Petri, Dittatura proletaria, soviets e anarchia, «Volontà» [quindicinale di Ancona (1913-1920)], 16 settembre 1919. Carlo Petri, La libertà anarchica, «Volontà», pubblicata in due articoli del 16 marzo e del 1° aprile 1920. Carlo Petri, Insidie, «Umanità nova» [quotidiano di Milano (1920-1921)], 1° aprile 1920. Pietro Mosso, Tendenze ed esperienze contadine, «Asti Repubblicana», 17 giugno 1944.
scritti su M.: P. C. Masini, Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Berneri, p. 482. P. C. Masini, Anarchici e comunisti nel movimento dei consigli a Torino, Torino, Gruppo “Barriera di Milano”, 1951 (rist. Firenze, Tipolitogr. Gino Capponi, 1970 e 1972) . A. Viglongo, Momenti della lotta di classe nella prima metà del 1920, in La grande paura. L’occupazione delle fabbriche italiane, «Il Ponte», n. 10, 21 ottobre 1970, Firenze, p. 123; P. Spriano, “L’Ordine Nuovo” e i consigli di fabbrica. Con una scelta di testi dall’“Ordine Nuovo” (1919-1920), Torino 1971, p. 56 e nota; T. Imperato, Mosso Pietro Carlo, in Dizionario biografico degli anarchici italiani, 2. t., Pisa, BFS, 2003-04, t. 2°, p. 226. Sul rapporto tra Pastore e Mosso: A. Pastore, Il mio pensiero filosofico, in Filosofi italiani contemporanei, a cura di M.F. Sciacca, Milano, Marzorati, 1946. E. Pasini, Valentino Annibale Pastore, in Maestri dell’Ateneo Torinese dal Settecento al Novecento, a cura di Renata Allio, Torino, Centro Studi di storia dell’Università di Torino, 2004, p. 355.