Biblioteca Franco Serantini

​MASCII, Giuseppe

Tipologia Persona

Intestazione di autorità

Intestazione
​MASCII, Giuseppe

Date di esistenza

Luogo di nascita
Pistoia
Data di nascita
March 22 1897

Biografia / Storia

Nasce a Pistoia il 22 marzo 1897 da Gioacchino e Ottavia Valdisseri, decoratore. Anarchico individualista, viene segnalato per la prima volta il 9 giugno 1912, quando il Ministero dell’Interno chiede informazioni sul suo conto perché ha fatto pervenire una sottoscrizione al giornale antimilitarista «Rompete le righe!» di Genova. Il 7 luglio la Prefettura di Firenze risponde che M. fa il verniciatore e professa apertamente le idee anarchiche: “Per ora non è ritenuto pericoloso, ma, tenuto conto della sua giovane età, viene a di lui riguardo esercitata un’attenta vigilanza per seguirne le ulteriori eventuali manifestazioni”. Chiamato alle armi dopo l’intervento italiano, M. diserta e, l’8 aprile 1918, viene condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione dal Tribunale di guerra di Milano. Rimesso in libertà nel 1919, grazie all’amnistia nittiana, torna a frequentare i compagni di fede, e in special modo Virgilio Gozzoli, prima di trasferirsi, il 31 marzo 1924, a Mirandola, dove “serba condotta politica contraria al regime” fascista. Il 20 settembre 1931 parte per la Francia, dopo essersi fatto rilasciare un passaporto, valido 30 giorni, per recarsi a visitare – questo il pretesto – l’esposizione coloniale internazionale. Rimasto oltralpe, si stabilisce a Bezons e l’anno seguente una copia di una sua fotografia, insieme agli anarchici Angelo Damonti, Clodoveo Bonora e Marcello Bianconi, perviene alla Direzione generale della ps, che ne chiede 10 riproduzioni alla Scuola superiore di polizia. Compagno di Olga Spaggiari e padre di due figli, M. viene descritto come “persona alta m.1.77, di corporatura robusta e dai capelli castani lisci” ed è inserito nella “Rubrica di frontiera” per le misure di perquisizione e segnalazione, su richiesta della Prefettura di Pistoia, datata 14 settembre 1932. In Francia M. frequenta Virgilio Gozzoli, Ferruccio Gori e Angelo Damonti ed è collegato agli anarchici italiani più attivi di Parigi. Nella seconda metà del 1934 continua a svolgere attività libertaria e verso la fine del 1935 è presente ad alcune riunioni di giellisti e anarchici, insieme a Camillo Berneri, Bruno Pierleoni, Guglielmo Ricci, Giuseppe Zuddas, Luigi Bolgiani e altri. Il 7 marzo 1936 partecipa a un incontro organizzato da “Giustizia e libertà” a Parigi, insieme a Angelo Diotallevi, Rodolfo Gunscher, Aldo Garosci, Alberto Cianca e altri, e il 26 giugno interviene a un’iniziativa sul diritto d’asilo, con Umberto Marzocchi, Italo Ragni, Lorenzo Gamba, Angiolino Bruschi e altri. Dopo il sollevamento dei militari franchisti parte per la Spagna e a Barcellona si arruola nella Colonna Italiana a maggioranza anarchica, combattendo, il 28 agosto, a Monte Pelato. Ricoverato, nell’ottobre successivo, nell’ospedale sanatorio Tibidabo, a causa di una pleurite, scrive a Berneri, dopo aver letto il primo numero di «Guerra di classe» di Barcellona: “Ho veduto e letto avidamente il 1° n. di G.di C. Ben fatto! È il giornale nostro del momento dinamico che viviamo. Tu non hai bisogno certamente di elogi, specialmente a questo riguardo e specie da me. Ma tengo a dirti (e mi scuserai) che mentre temevo di trovarlo un po’ pesante, al contrario l’ho trovato snello e vivo. È il giornale che si fa leggere. E questo è il più interessante. Ne trarremo certamente buoni frutti”. Tornato in Francia, scrive di nuovo a Berneri il 7 dicembre 1936 per aggiornarlo sulle proprie condizioni: “La mia salute non c’è male. Certamente a lavorare è molto duro, specialmente in questa stagione, ma ad ogni modo qualcosa devo ben fare”. Informato della sua partenza da Barcellona, il capo della polizia fascista telegrafa, negli stessi giorni, ai prefetti del Regno: “Anarchico Mascii Giuseppe fu Gioacchino et Valdisseri Ottavia nato 22-3-897 Pistoia, inscritto rubrica frontiera, arruolatosi milizie rosse spagnole est ritornato Parigi seguito malattia contratta Spagna punto Pregasi disporre opportune misure vigilanza per conseguire arresto predetto ove rientrasse Regno”. Inserito nel «Bollettino delle ricerche» per la misura di arresto, M. si trova, il 19 dicembre, a Parigi, dove ha ripreso la sua attività politica. La Scuola superiore di polizia, frattanto, ha riprodotto, per ragioni segnaletiche, 120 copie di una sua foto per la Pubblica sicurezza. Il 6 febbraio 1937 M. scrive di nuovo a Berneri, deplorando che “Giustizia e libertà” abbia cercato di appropriarsi sul proprio giornale della costituzione della Colonna Italiana, ignorando il ruolo decisivo degli anarchici, e 15 febbraio assiste a una riunione antifascista nella sede parigina della lidu, presenti Carlo Rosselli, Francesco Fortini (alias Cavallini), Lazzaro Raffuzzi, Luigi Tagli, Giuseppe Dozza, Victor Basch ed altri. Il 1° marzo scrive da Bezons una lettera al “compañero Fantozzi Enzo, Servicio investigación extranjera, Port Bou (España)”, per informarlo della sua intenzione di tornare in Spagna. Il 28 agosto M. non manca alla commemorazione della battaglia di Monte Pelato, che è tenuta a Parigi da un oratore di eccezione: il giellista Aldo Garosci, alias “Magrini”. L’anno seguente rischia di essere cacciato dalla Francia, ma la lidu interviene a suo favore, evitando l’espulsione. Nel 1942 continua ad abitare a Bezons, e a professare le idee libertarie. Molto attivo dopo la fine della Seconda guerra mondiale, collabora in special modo ai giornali anarchici della tendenza antiorganizzatrice, tra cui «L’Internazionale» di Forlì e «L’Adunata dei refrattari». Sul primo dedica nel 1967 due articoli a Berneri e nel 1972 altri due articoli all’anarchico francese Marius Jacob e all’anarchico fiorentino Tito Eschini. Più assidua e intensa è la collaborazione di M. a «L’Adunata di refrattari», sulla quale si occupa, dal 1960 al 1967, di un’ampia gamma di problemi, che vanno dal mecenatismo nell’arte a fra Filippo Lippi, da Camillo Berneri alle forme dell’autorità, dalla famiglia al lavoro di ricerca dello storico francese Jean Maitron, dai fratelli Reclus alla genesi, dal sindacalismo apolitico alla notte di San Bartolomeo e alle vittime della Chiesa cattolica, dal ricordo di Lato Latini, “uno degli ultimi compagni restati fedeli per più di sessant’anni a quella forma d’individualismo anarchico italiano nato sul finire del secolo scorso”, a Fouché e a Severine, per citare soltanto alcuni dei titoli e degli argomenti da lui affrontati. Contrario – come Attilio Copetti – al patto associativo votato dal Congresso anarchico di Carrara del 1965, M. rammenta in un lungo articolo: “Oggi si dimentica con troppa facilità che se alla liberazione ci si salvò dal vento di fronda apportato da quel forte numero, eredità delle formazioni partigiane e così poco anarchiche, che aveva il fermo preconcetto di “entrare nella lizza politica anche per la porta elettorale” (Fedeli, “ibidem” p.44) e se più tardi ci si salvò dal tentativo dei GAAP di far sprofondare l’anarchismo in una forma negativa autoritaria, non fu tanto per la posizione assunta da alcuni compagni oggi in primo piano dell’organizzazione rinnovellata e rinforzata, bensì per quella parte di compagni che lavorò sempre al di fuori dell’organizzazione, che ne additò il pericolo, e che sempre considerò l’anarchismo come forma intangibile antiorganizzativa e assolutamente antiautoritaria”. S’ignorano data e luogo di morte. (F. Bucci, M. Lenzerini - A. Tozzi)

Fonti

Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen.
 
Bibliografia: Epistolario inedito, vol. I, a cura di A. Chessa e P.C. Masini, Pistoia 1980, pp. 102-104; La Spagna nel nostro cuore. 1936-1939, Tre anni di storia da non dimenticare, Roma 1996, ad nomen.

Codice identificativo dell'istituzione responsabile

181

Note

Paternità e maternità: Gioacchino e Ottavia Valdisseri

Bibliografia

2004

Persona

Collezione

città