Biblioteca Franco Serantini

DANIO, Ernesto

Tipologia Persona

Intestazione di autorità

Intestazione
DANIO, Ernesto

Date di esistenza

Luogo di nascita
Pagani
Data di nascita
October 4 1880
Luogo di morte
USA

Biografia / Storia

Nasce a Pagani (Sa) il 4 ottobre 1880 da ignoti, cestaio. Le prime notizie sulla sua militanza risalgono al febbraio 1909, quando rischia l’ammonizione per l’attiva propaganda svolta tra gli operai. Segretario della lega dei cestai di Pagani, nel 1917 è condannato a tre anni di carcere per le manifestazioni del 1917 e a giugno del 1920 è denunziato perché diffonde «Umanità nova» e opuscoli anarchici. Di lì a poco, nel gennaio 1921, quando un operaio implicato in un conflitto a fuoco con i fascisti lo chiama in causa per un traffico di esplosivi, si rende irreperibile. Nel febbraio 1924, scontati cinque mesi di carcere per falsificazione di documento, riprende l’attività sindacale, tentando di organizzare i cestai per il 1° maggio. Denunciato per porto abusivo di arma, nel 1925 fugge in Francia ma il 28 aprile 1927, sorpreso a Sant’Egidio Monte Albino, finisce in carcere per quattro mesi ed è poi confinato a Lipari per cinque anni. Torna a Sant’Egidio il 6 agosto 1932 e, grazie alla popolarità di cui gode tra gli operai, riesce a dipingere di rosso alcuni vagoni ferroviari e organizza agguati contro fascisti. Nel febbraio 1933 ripara a Parigi, dove frequenta la sede della Concentrazione antifascista ed entra in contatto con Lussu. Ai primi del 1934 è a Barcellona con Guglielmo Gennari e Pietro Foglio per preparare un attentato in Italia, ma è costretto a rinunciare. Trasferitosi a Tunisi, il 9 agosto 1934 è rispedito a Marsiglia. Disperato per la morte del figlio, ucciso dai fascisti nel tentativo di passare il confine, sopravvive per l’aiuto di Rosselli e di altri compagni e matura, d’intesa con Vincenzo Perrone, Gino Bibbi, Foglio e Gennari, l’idea di un attentato contro Mussolini. Il piano, concordato con gl, ha come riferimento in Italia Ivan Aiati, ma nel febbraio 1935 D., che si fa chiamare “Mario Duval”, è arrestato a Grasse, in Francia, e il progetto è abbandonato. Stanco e deluso, scrive con amarezza: “diventato uno straccio, rimango al mio posto quale spettatore […] perché non sento più il bisogno di espormi e lascio agli altri il compito della lotta, conservando odio ed amore nella speranza di un giorno migliore”. Lontano dall’azione però non sa stare. Espulso dalla Francia, si trasferisce a Gandía, in Spagna, e il 1° maggio 1936 porta in giro una bandiera rossa, gridando “morte a Mussolini”. È un odio”, spiega a un compagno, “che parte dall’amore, perché io amo l’umanità come Tolstoi, ma non sono tolstoiano”. Di lì a poco, coinvolto nell’attentato al Circolo Cattolico di Gandía, riesce a cavarsela e, tornato libero, si mette in contatto con Rosselli e Cianca che pensano di farlo entrare in Italia per colpire Mussolini. La Guerra di Spagna però sconvolge i piani e D. si arruola nel btg “6 ottobre” guidato da De Rosa. I dissensi con alcuni comandanti lo conducono poi alla milizia rossa e, sbarcato a Maiorca, il 28 agosto è ferito a Manacor. Ricoverato a Valencia, il 6 novembre 1936 torna al fronte, dove combatte con valore meritando i gradi di capitano. Emigrato negli USA, vi muore nel 1966. (G. Aragno)
 

Fonti

Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; ivi, conf. pol., f. personali, b. 314; Necrologio, «Umanità nova», 3 giu. 1966.

Bibliografia: R. Spadafora, Il popolo al confino, La persecuzione fascista in Campania, Napoli 1989, p. 162; La Spagna nel nostro cuore. 1936-1939, Tre anni di storia da non dimenticare, Roma 1996, p. 158; F. Bucci, R. Quiriconi, La vittoria di Franco è la disfatta del proletariato… Mario De Leone e la Rivoluzione Spagnola, Follonica, 1997, p. 85; G. Galzerano, Vincenzo Perrone, Casalvelino Scalo 1999; p. 168. 

Codice identificativo dell'istituzione responsabile

181

Bibliografia

2003

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