Biblioteca Franco Serantini

​GREGORI, Ernesto

Tipologia Persona

Intestazione di autorità

Intestazione
​GREGORI, Ernesto

Date di esistenza

Luogo di nascita
Bologna
Data di nascita
October 13 1896

Biografia / Storia

Nasce a Bologna il 13 ottobre 1896 da Desiderio e Rita Brentazzoli, operaio. Autodidatta, “animato da gran forza di volontà”, riesce a farsi “una discreta cultura sociale”. Iscrittosi al PCdI, come il fratello Guglielmo, prende parte a tutte le manifestazioni comuniste e nell’aprile 1921 è coinvolto a Pianoro, insieme a altri compagni di fede, in uno scontro armato, in cui quattro fascisti restano feriti. Rifugiatosi all’estero, G. è condannato, in contumacia, a 17 anni di carcere dalla Corte d’assise di Bologna il 23 novembre 1922 e colpito da mandato di cattura. Entrato nel movimento anarchico, diffonde «Pensiero e volontà» di Roma. Espulso dalla Francia il 4 febbraio 1924, dopo essere stato arrestato a Parigi, mentre manifestava in favore degli anarchici Mateu, Nicolau e Casanellas, uccisori del primo ministro spagnolo Dato, passa nel Belgio e nel 1925 bene-ficia di un’amnistia, che cancella la condanna del 23 novembre. Nel 1926 diventa segretario del gruppo anarchico di Seraing e sostiene con diverse sottoscrizioni i giornali «La Tempra» e «Il Mo-nito» di Parigi e «Fede!» e «Pensiero e volontà» di Roma, insieme a Giuseppe Ruozi e Carlo Mosca. In contatto con Gio. Batta Bruco e Angelo Sbardellotto, distribuisce, in seguito, negli ambienti antifascisti i giornali «Fede!» di Parigi, «Studi sociali» di Montevideo, «Il Risveglio anarchico» di Ginevra e «L’Adunata dei refrattari» di New York. Il 2 dicembre 1930 un rapporto della polizia belga lo indica come “attivo propagandista anarchico”, lettore abituale di «Guerra di classe» e «Lotta anarchica» di Parigi e di «Bandiera nera» e «Le Combat» di Bruxelles (l’ultimo dei quali edito da Marcel Camille Dieu, alias Hem Day) e quindi “individuo pericoloso la cui presenza nel Belgio non è desiderabile”. Espulso l’11 agosto 1931 e costretto a riparare in Lussemburgo, nel 1932 è a Barcellona, dove s’iscrive alla CNT, collabora a «Solidaridad obrera» e frequenta Pietro Bruzzi e altri correligionari. In seguito lavora per due mesi – nonostante una grave malattia – a Fornells (Menorca), nella fabbrica di pantofole di Bruno Castaldi, e il 19 giugno scrive al fratello Guglielmo, che espia a Pianosa sei anni di reclusione, inflittigli dal Tribunale speciale. Successivamente G. torna in Francia, stabilendosi a Montauban, dove si mette in evidenza per l’attività sovversiva. Incluso, nel 1933, fra gli attentatori bolognesi residenti all’estero, sostiene, con le sue sottoscrizioni, il giornale «Lotte sociali» di Parigi ed è oggetto, nel 1935, di un altro decreto di espulsione dalla Francia, insieme a vari compagni. Durante la Guerra Civile spagnola è in contatto con il Comitato anarchico pro Spagna di Parigi e invia dei contributi al «Bollettino di informazioni», che Giuseppe Pasotti pubblica a Perpignan. Dopo lo scoppio della Seconda Guerra mondiale viene arrestato e internato nel terribile campo di sorveglianza speciale del Vernet d’Ariège, dove rimane fino al 2 novembre 1941, quando viene condotto a Mentone per essere consegnato ai fascisti. Portato a Bologna e interrogato nella Questura il 3 dicembre 1942, “apertamente dichiara di conservare tuttora le ideologie anarchiche”, mostrando “di quale tempra” sottolinea la Prefettura locale “sia la sua tendenza al mal fare”. Assegnato, il 31 gennaio, al confino di polizia “per attività antifascista all’estero e sospetta partecipazione alla guerra di Spagna”, G. viene deportato a Ventotene, dove rimane fino alla caduta dei “neri”, comportandosi con grande dignità. L’arresto di Mussolini e il crollo del fascismo non portano, però, alla sua liberazione e G. viene tradotto, per ordine del governo Badoglio, a Renicci d’Anghiari (AR), insieme a Giuseppe Bifolchi, Ulisse Merli, Onofrio Lodovici, Marcello Bianconi, Emilio Marziani, Giorgio Jaksetich e altri antifascisti, in prevalenza anarchici. A Renicci G. resta fino all’8 settembre 1943, quando riesce a evadere. S’ignorano data e luogo di morte. (R. Bugiani – M. Lenzerini)

Fonti

Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; ivi, Divisione Polizia Politica, ad nomen; L’aiuto dei compagni per Fede, «Fede!», 9 giu. 1926; «Bollettino d’ informazioni», Perpignan, 4 mar. 1937.
 
Bibliografia: A. Dal Pont, S. Carolini, L’Italia al confino, Milano 1983, ad indicem; Antifascisti nel casellario politico centrale, 18 voll., Roma 1988-1995, ad nomen.

Codice identificativo dell'istituzione responsabile

181

Note

Paternità e maternità: Desiderio e Rita Brentazzoli

Bibliografia

2003

Collezione

Persona